CRONACHE TARANTINE
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In attesa che la Suprema Corte produca e ufficializzi la sua decisione.
E' questa la sintesi di una giornata trascorsa a dibattere o riflettere, soprattutto sui social ma anche sugli organi di informazione, su quando e in che modo possa pronunciarsi la Corte di Cassazione in merito a quanto giudicato e sentenziato dalla Corte d'Appello di Milano sulla vicenda ex Ilva, ormai nel luglio scorso prima e ribadito poi a settembre respingendo i ricorsi e le richieste di sospensiva presentate da Acciaierie d'Italia e da Ilva in AS. E cioè lo stop all'area a caldo dello stabilimento tarantino entro il 28 ottobre prossimo.
Proviamo a riepilogare, anche se la vicenda è piuttosto nota. Ricordiamo ancora una volta che la Corte di Cassazione, a Sezioni Riunite, il 20 ottobre è stata chiamata a decidere sui ricorsi successivi di AdI e Ilva in AS, per cui la sentenza è attesa con grande patema d'animo, tanto dai ricorrenti - e quindi dai sindacati e dal Governo - quanto da chi ha portato avanti la 'battaglia', e cioè i cittadini, che vogliono la chiusura degli impianti, sostenuti anche dalla grande manifestazione del 17 ottobre scorso a Taranto, quando a sfilare sono stati in almeno diecimila persone se non di più.
I giudici ermellini si sono riservati di decidere e lo notificheranno alle parti. A sostegno, almeno parzialmente, delle tesi di Acciaierie d'Italia e Ilva in AS e Acciaierie d'Italia Holding, c'è il parere della Procura generale presso la Corte di Cassazione.
“Quello che manca nel decreto della Corte d’appello di Milano che ha stabilito” lo stop dell’area a caldo “è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale”, la tesi dell'Avvocato generale Luigi Birritteri. E lo ha ribadito anche in aula, davanti alla Cassazione, nel corso dell’udienza in cui si sono discussi i ricorsi presentati, come detto, da Ilva Spa, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Holding contro lo stop di altiforni e cokerie. Birritteri ha parlato dell'equilibrio tra tutela della salute e prosecuzione dell'attività industriale, in sostanza non tenuto conto dai giudici milanesi. Perchè se è vero, come ha sostenuto l'Avvocato generale, che "l'amianto è pericoloso (uno degli argomenti più dibattuti nei precedenti passaggi giudiziari) è altrettanto vero che la Corte d'Appello desume il pericolo ma non lo accerta", aggiungendo anche che la normativa attuale non prevede l'obbligo di rimozione integrale di tutti i materiali contenenti amianto entro l'agosto del 2023.
Inoltre, sempre secondo Birritteri, i dati scientifici sull'impatto delle emissioni sulla popolazione sarebbero datati e non più rispondenti all'attualità, nel senso cioè che ora la situazione ambientale di Taranto sarebbe nettamente migliorata.
Naturalmente, opinioni che sono state seccamente respinte dagli avvocati di Genitori Tarantini (l'associazione che ha portato avanti l'azione legale). In pratica, sostengono Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni, la Corte d'Appello di Milano non era tenuta ad accertarsi della presenza dell'amianto visto e considerato che lo Stato stesso ne aveva imposto la rimozione. Inoltre, sull'impatto inquinante dello stabilimento c'è la sentenza della Corte europea dei Diritti umani (la CEDU), oltre che il parere dell'ONU che ha definito "Taranto area di sacrificio". E poi, aggiungono, l'impatto sull'ambiente attuale si riferisce a una produzione minima dello stabilimento, mentre invece i dati sono riferiti a una produzione di 6 milioni di tonnellate. Ed ecco perchè i due legali appaiono fiduciosi sull'esito della vicenda.
Gli scenari? Com'è risaputo, la Corte di Cassazione è chiamata a valutare se nelle sentenze siano rispettate le leggi, non entrando perciò nei dettagli.
Tre le strade possibili: rigetto dei ricorsi (e perciò conferma definitiva dello stop all'attività dell'area a caldo), accoglimento parziale con rinvio ad altra Corte d'Appello (la linea percorsa dalla Procura generale, stoppando di fatto temporaneamente lo spegnimento dell'area a caldo), annullamento senza rinvio (cioè cancellazione definitiva dello stop, praticamente a favore delle aziende e del Governo, che tra l'altro ha appena convertito in legge un decreto per tutelare la continuità strategica). Staremo a vedere.