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Tutelare l'identità della cozza nera tarantina e l'equilibrio del Mar Piccolo senza cedere a logiche di mercato di breve termine.

È la linea che unisce Camera di Commercio di Brindisi-Taranto, i consiglieri comunali di Forza Italia e la deputazione nazionale del partito contro l'ipotesi di deroga all'Ordinanza sindacale n.8/2022 che aprirebbe alla reimmersione di seme non autoctono nei bacini tarantini dopo le morie estive di novellame.
Il primo allarme arriva dal Presidente dell'Ente camerale Vincenzo Cesareo: "Tutelare l'identità della cozza tarantina è principio non negoziabile". Per Cesareo la risposta al cambiamento climatico non è importare specie estranee. "La ricerca sta già dimostrando che è possibile aumentare la resistenza al calore del nostro ceppo autoctono. Il Mar Piccolo non può e non deve piegarsi a logiche di mercato a breve termine che minacciano di inquinare irreversibilmente il nostro ecosistema. Alterare l'equilibrio biologico potrebbe rappresentare un danno definitivo".
Posizione condivisa ma portata sul piano parlamentare dall'on. Vito De Palma, deputato e segretario provinciale di Forza Italia Taranto, che ha depositato un'interrogazione ai Ministri dell'Agricoltura, dell'Ambiente e della Salute e ha chiesto un'audizione urgente in Commissione Agricoltura alla Camera.
“La crisi della mitilicoltura tarantina richiede un intervento immediato. La grave moria del novellame mette a rischio imprese, occupazione e una delle produzioni più identitarie", dichiara De Palma. L'obiettivo dell'audizione è far parlare direttamente i mitilicoltori a Roma, quantificare i danni e definire sostegni economici e interventi di medio-lungo periodo. Sul seme alloctono, De Palma chiede "un rigoroso approfondimento scientifico" per salvaguardare l'ecosistema e l'identità della cozza nera, investendo con CNR e ISPRA nella produzione controllata di novellame locale più resistente al caldo.
A livello comunale, fronte opposizione, la traduzione operativa è nella mozione urgente dei consiglieri Massimiliano Stellato e Rosario Ungaro (FI). I due chiedono di mantenere le tutele dell'Ordinanza n.8/2022 e di non procedere alla deroga.
La mozione poggia su tre pilastri:
1. Chiarezza: ricognizione delle perdite accertate, delle imprese coinvolte, della disponibilità di seme locale e dei fabbisogni del prossimo ciclo.
2. Confronto: convocazione immediata di un tavolo con comparto, sindacati, Regione Puglia, ASL, ARPA Puglia, CNR e Capitaneria.
3. Sostegni e ripartenza: coinvolgere Regione e Stato per ristori sulle perdite documentate, sostegno alla continuità occupazionale, accesso al credito e verifica sulla possibilità di rateizzare oneri concessori e altri pagamenti. Per il futuro, un programma di captazione di seme autoctono, monitoraggio delle temperature, prevenzione delle morie e controlli rafforzati su provenienza e tracciabilità dei lotti.
La richiesta comune a tutti gli interventi è che ogni scelta difforme dal divieto sia preventivamente motivata in Consiglio comunale e supportata da valutazioni scientifiche sui rischi ambientali, sanitari e genetici.

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