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Foto di repertorio

In attesa della decisione della Corte di Cassazione sull'area a caldo, il confronto sul futuro dell'ex Ilva si sposta tra Roma e Taranto.

Oggi, 27 ottobre, sono in programma le audizioni al Senato sul nuovo decreto legge, mentre nel pomeriggio Governo e sindacati si ritroveranno a Palazzo Chigi per fare il punto sulla crisi del polo siderurgico.

La pronuncia della Cassazione sull'area a caldo non è ancora arrivata, ma per l'ex Ilva la giornata resta cruciale. Le commissioni Industria e Sanità del Senato ascolteranno sindacati e associazioni imprenditoriali nell'ambito dell'esame del nuovo decreto legge, mentre alle 17 è confermato l'incontro tra Governo e organizzazioni sindacali a Palazzo Chigi.
Al centro delle richieste che saranno portate all'attenzione dei senatori ci sono soprattutto il pagamento delle fatture arretrate da parte di Acciaierie d'Italia e la modifica dei criteri che regolano l'accesso alla cassa integrazione in deroga per le imprese dell'indotto-appalto. Le parti sociali chiedono infatti l'eliminazione della soglia del 50 per cento del fatturato aziendale attualmente prevista per poter accedere agli ammortizzatori sociali.
Nelle scorse ore a Taranto si è svolto un confronto tra i rappresentanti di Aigi e i sindacati. Se sul fronte degli stipendi di settembre la situazione appare sotto controllo, con la gran parte delle aziende che ha rispettato le scadenze, restano forti le preoccupazioni per il prossimo futuro. Il progressivo rallentamento delle attività produttive, le difficoltà nei pagamenti da parte di Acciaierie d'Italia e i problemi di accesso alle garanzie Sace alimentano infatti l'incertezza, soprattutto in vista delle tredicesime di dicembre.
Sindacati e imprese condividono la stessa linea strategica: continuità produttiva dello stabilimento, decarbonizzazione attraverso i forni elettrici, tutela dell'indotto, presenza dello Stato e accelerazione delle bonifiche. Per le aziende resta inoltre fondamentale ottenere maggiore chiarezza sui tempi di pagamento e sul percorso industriale che attende il gruppo.
La decisione della Cassazione continua intanto a pesare sul quadro complessivo. Secondo gli operatori dell'indotto, qualunque sarà l'esito del pronunciamento, si apriranno scenari complessi: in caso di conferma del decreto della Corte d'Appello di Milano gli effetti sull'economia locale sarebbero rilevanti; in caso contrario resterebbero comunque da definire le prospettive produttive e la gara per la cessione degli asset.
Tra i temi affrontati dal decreto legge figura anche il mantenimento in preriscaldo degli impianti fino al 15 dicembre. Una misura che, in assenza di produzione, comporta il ricorso a gas acquistato dall'esterno e quindi costi aggiuntivi per l'azienda. Sul punto il Servizio Studi del Senato ha evidenziato la necessità di chiarire l'entità delle spese e le risorse disponibili per sostenerle, verificando che non siano necessari ulteriori interventi pubblici.
Il decreto interviene inoltre sulla cassa integrazione straordinaria dei dipendenti diretti di Acciaierie d'Italia, sugli investimenti produttivi, sul nuovo distretto industriale Taranto-Brindisi, sugli incentivi alle assunzioni per i lavoratori provenienti dall'ex Ilva e sullo sblocco delle residue risorse autorizzate dall'Unione Europea.
Qualora anche oggi non dovessero emergere novità dalla Cassazione, il confronto con il Governo potrebbe concentrarsi su altri aspetti: le risorse necessarie per garantire la continuità aziendale, le modalità di pagamento della nuova cassa integrazione straordinaria e le misure straordinarie richieste dai sindacati per ridurre l'organico dei dipendenti diretti attraverso pensionamenti anticipati e incentivi all'esodo volontario.
Fonte: Nuovo Quotidiano di Puglia

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