CRONACHE TARANTINE
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«Le accuse che sarebbero rivolte ad Aditya Mittal, ove confermate, non sarebbero soltanto assurde ma sfiorerebbero persino il ridicolo». È il commento del dottor Alberto Pratesi, già manager di ArcelorMittal, in merito all’inchiesta che vede contestati, tra gli altri, i reati associativi e di corruzione.
«Da ex manager di Arcelor mi sento di offrire un commento in relazione alle accuse che sarebbero rivolte al sig. Aditya Mittal.
Le dette accuse, ove confermate, non sarebbero soltanto assurde ma sfiorerebbero persino il ridicolo.
Infatti al più il sig. Mittal potrebbe essere eventualmente accusato di associazione per delinquere allo scopo di commettere una serie di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione finalizzati a massimizzare i profitti e ridurre al minimo indispensabile i costi e le spese consolidate derivanti dalla gestione del gruppo ArcelorMittal, ovvero, al limite, della business unit Europe di ArcelorMittal.
Sporgere invece l'accusa in relazione allo stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto sarebbe come accusare il presidente Mattarella di associazione per delinquere in relazione a ipotetici reati ambientali contestati al Comune di Roma: il Quirinale certamente si trova a Roma ma verosimilmente non partecipa alle decisioni sull’amministrazione della città. Ovvero accusare la presidente Meloni in luogo del presidente Mattarella se si preferisce cambiare Palazzo Chigi con il Quirinale.
Come imputare a un procuratore della Repubblica le mancanze dell’assistente di uno dei suoi sostituti.
Questo mi sono sentito di fare presente, avendo avuto conoscenza dall’interno delle dinamiche di gruppo, pur nella consapevolezza che non sempre l’assurdità delle accuse frena l’opera delle Procure, basti pensare al ministro dell’Interno accusato di sequestro di persona. Peraltro qualsiasi manager o persino semplice funzionario di ArcelorMittal, italiano o straniero, potrebbe testimoniare in merito ove sfuggisse il carattere di evidenza.
A mio avviso con ArcelorMittal bisognerebbe cercare un accordo invece di rivolgere accuse che richiamano alla memoria quelle di corruzione in Nigeria rivolte a Eni in un procedimento che ha avuto ampia eco in cronaca».