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Foto di repertorio


Telefonate, messaggi e documenti acquisiti nel corso delle indagini sono alla base dell’inchiesta della Procura di Taranto sulla gestione dell’ex Ilva durante gli anni di ArcelorMittal e Acciaierie d’Italia.

Al centro dell’indagine figura l’ex amministratrice delegata Lucia Morselli, come abbiamo già riportato in precedenza, destinataria di una richiesta di arresti domiciliari nell’ambito di un procedimento che ipotizza, a vario titolo, reati come associazione per delinquere, disastro ambientale, inquinamento, truffa e corruzione.
Secondo l’accusa, la gestione dello stabilimento sarebbe stata orientata al contenimento dei costi e al perseguimento del profitto, con gravi ricadute sugli impianti e sul rispetto delle prescrizioni ambientali e di sicurezza.
Un capitolo rilevante dell’inchiesta riguarda i rapporti tra alcuni vertici aziendali e l’ex funzionario Ispra Francesco Astorri, anche lui coinvolto nell’indagine. I magistrati contestano presunte condotte volte a ridimensionare criticità ambientali emerse nello stabilimento. Tra gli elementi raccolti figurano intercettazioni nelle quali, parlando delle polveri rossastre presenti nell’area industriale, veniva ipotizzata un’origine riconducibile alla sabbia del Sahara.
Gli inquirenti ritengono inoltre che vi siano stati tentativi di sostenere la candidatura di Astorri per un incarico di vertice all’Ispra. Una ricostruzione che rappresenta uno dei punti chiave della maxi inchiesta giudiziaria, destinata ad aprire un nuovo e delicato capitolo sul futuro dell’ex Ilva. 
Fonte il nuovo Quotidiano di Puglia

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