CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Napoli e Taranto, destino comune. Quello della siderurgia, che impone sfide difficili.
E se a Napoli, dopo la chiusura di Bagnoli, la riqualificazione comincia finalmente a prendere forma (lo stabilimento spense gli impianti nell’ormai lontano 1990), a Taranto la situazione è ben più complicata, specie alla luce delle ultime vicende giudiziarie e delle decisioni che ne scaturiranno, le quali influenzano anche le scelte della politica.
Se n’è parlato nel corso della tavola rotonda ‘Tra porti, città e industria: conflitti, transizione e rigenerazione urbana’ promossa dal Cnr – Istituto per le Tecnologie della Costruzione, in collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, The International Propeller Clubs - Port of Naples, Inu Campania, Community Inu Porti e Città di Mare, Rete, nell’ambito della Naples Shipping Week 2026. A riferirlo è l’Agenzia Nova.
Massimo Clemente, direttore dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Consiglio nazionale delle Ricerche e direttore scientifico di RETE, ha parlato di Napoli e Taranto quali sfide complesse “segnate dall’inquinamento e dalle conseguenze sulle comunità locali. Nel capoluogo campano, dopo la cessazione delle attività produttive, il percorso di riqualificazione è più avanzato: la Coppa America ha accelerato un processo che procedeva troppo lentamente. Nella città pugliese si attendono le decisioni dei giudici sul futuro dell’area. Entrambi i territori devono però affrontare la transizione verso un modello economico circolare, fondato sulle energie rinnovabili e sulla sostenibilità. Un cambiamento che richiede il coinvolgimento attivo delle comunità nella definizione delle strategie, per costruire un futuro più sicuro e resiliente”.
Di economia sostenibile sul quale concentrarsi ha parlato Vito Felice Uricchio, commissario straordinario del Governo per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell'area di Taranto. “La rigenerazione urbana richiede una visione integrata, capace di collegare le aree portuali al tessuto cittadino e all’economia del territorio – ha specificato Uricchio -. I porti devono diventare parte di un modello circolare, soprattutto sul piano energetico. Un’altra sfida è il gigantismo navale: navi sempre più grandi richiedono fondali più profondi e interventi di dragaggio, con la conseguente necessità di gestire i sedimenti. Questi materiali possono, attraverso trattamenti adeguati, essere valorizzati nella produzione di eco-cementi ed eco-gres, trasformandosi in risorse e aprendo nuove opportunità di sviluppo per i territori”.