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Foto di repertorio (Studio Ingenito)

Il gruppo di imprese italiane capeggiate da Federacciai non ha ancora deciso se presentare una offerta per l’acquisizione dell’ex Ilva. Lo ha ribadito il presidente dell’organizzazione, Antonio Gozzi, come riferisce Policy Maker.


Nel frattempo, entra ancora in scena il gruppo Flacks che, in una nota diffusa dall’agenza Ansa, afferma che “Contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di informazione, il gruppo Flacks è tuttora in corsa nella gara per l'acquisizione dell'ex Ilva. Come abbiamo già comunicato al governo - ha spiegato Michael Flacks -, siamo pronti a sostenere l'investimento previsto dal nostro ultimo piano industriale per produrre acciaio a Taranto con i forni elettrici. Attendiamo una convocazione dell'esecutivo per discutere la nostra proposta". 

Tornando alla cordata italiana, secondo Federacciai l’ex Ilva non può essere soltanto una partita tra produttori, il rilancio dello stabilimento deve coinvolgere anche i grandi campioni nazionali come Leonardo e Snam, secondo Antonio Gozzi. Nel corso dell’evento “Da filiera a sistema. Valore e opportunità dell’industria italiana dell’energia e del nucleare”, promosso da Ansaldo Energia, il numero 1 di Federacciai ha sottolineato che l’associazione non ha ancora deciso se presentare un’offerta (entro l’8 novembre), ribadendo l’importanza per il sistema Paese di partecipare alla competizione internazionale per realizzare i tubi che i Paesi del Golfo stanno cercando per evitare di ripetere una nuova crisi in stile Hormuz e Bab El Mandeb.
Gozzi ha quindi smentito seccamente le voci diffuse dalla stampa cartacea su un ipotetico disinteresse dei produttori nazionali per lo stabilimento di Taranto e chiarisce che la decisione finale sull’offerta per l’acquisizione dell’ex Ilva arriverà nei tempi stabiliti.
“Comunicheremo la decisione sull’eventuale proposta una volta deciso. Stiamo discutendo, c’è tempo fino all’8 novembre”, ha sottolineato il presidente di Federacciai, rimarcando l’importanza della partita per l’intero sistema Paese.
Al tempo stesso, secondo Gozzi, per rilanciare l’ex Ilva serve una vera mobilitazione industriale di sistema che coinvolga anche i giganti di Stato. “Lavorerò fino all’ultimo giorno per convincere anche attori di sistema a partecipare a questa partita, come Leonardo e Snam”, ha spiegato il presidente di Federacciai, evidenziando come la riconversione e il rilancio del polo siderurgico vedano in gioco anche un nodo cruciale di ricollocamento e tutela dei lavoratori del settore.

 

Nel frattempo, da segnalare un intervento della sindaca di Genova, Silva Salis, sulla situazione di Taranto. 
La sindaca è stata audita in videocollegamento dalle Commissioni riunite 9ª e 10ª del Senato nell'ambito dell'esame del decreto-legge n. 185/2026 in materia di ex Ilva. Nel corso del suo intervento, la Salis ha ribadito con fermezza la posizione della città e la necessità di dare piena attuazione alle priorità condivise nel documento congiunto sottoscritto dagli enti locali di Liguria e Piemonte e inviato al governo nei giorni scorsi. La crisi derivante dalla chiusura dell'area a caldo di Taranto sta infatti pesantemente gravando sui territori, con la richiesta di cassa integrazione che non può rappresentare una soluzione di prospettiva.  
Salis ha parlato anche della situazione particolare di Taranto. Ha infatti precisato  che “chiedere lavoro e approvvigionamenti per gli impianti industriali del Nord che sono in grado di lavorare, non significa abbandonare Taranto. Lo abbiamo scritto molto chiaramente al primo punto del documento che abbiamo inviato al Governo in cui si parla di unità, ma non esclusività nell’approvvigionamento delle materie prime: l'unità del gruppo siderurgico non deve precludere agli stabilimenti del Nord la possibilità di rifornirsi anche da fonti esterne a Taranto, superando qualsiasi vincolo di esclusività che possa comprometterne l'operatività. Questo non vuol dire dimenticare la sofferenza di Taranto e quanto Taranto ha dato all’industria dell’acciaio nell’industria del nostro Paese, ma vuol dire non abbandonare ciò che in questo momento funziona, ovvero gli impianti del Nord. Certamente, nel frattempo al governo spetta definire con urgenza quale sarà il futuro industriale complessivo della produzione di acciaio del nostro Paese, che non può prescindere da una riambientalizzazione, riqualificazione e rilancio dello stabilimento di Taranto”.

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