CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
E’ Kyma Ambiente il terreno di scontro politico, in questo momento, a Palazzo di Città. Perchè i temi quali ex Ilva, rigassificatore, dissalatore, ad esempio, sembrano restare sullo sfondo: dipendono anche da altri e le strategie per affrontarli, per le proprie competenze, attualmente sono in un qualche cassetto della politica locale.
La società partecipata è al centro delle attenzioni. Versa in condizioni economiche gravi e corre il rischio di avvicinarsi più al fallimento che a una salvezza tortuosa ma possibile.
Da un lato ci sono i sindacati, che nelle ultime settimane hanno alzato il livello della protesta. Da tempo denunciano le difficoltà dell’azienda, soprattutto temono – giustamente è nella loro mission – che la crisi comprometta molto seriamente i livelli occupazionali (parliamo di 450 dipendenti e passa). Paventano l’ombra di una privatizzazione che potrebbe intaccare, e non poco, le certezze di famiglie che vivono grazie all’azienda. Insomma, una situazione a dir poco esplosiva e i sindacati l’hanno ribadita non solo con assemblee e sciopero ma anche direttamente in Consiglio comunale, dopo vari tentativi di incontri con l’Amministrazione comunale (che è socio unico di Kyma Ambiente) però andati a vuoto nelle loro conclusioni. Facile ipotizzare che la loro voce possa sentirsi ancora a ridosso del prossimo Consiglio comunale monotematico del 13 novembre: da lì in poi, i sindacati – non ottenessero risposte convincenti – potrebbero assumere iniziative mobilitando i lavoratori.
Naturale che a rimetterci in tutta questa vicenda è soprattutto il cittadino, già gravato da una delle TARI più alte d’Italia e davanti a un servizio balbettante. E la politica? Proprio l’altro giorno l’attuale Amministratore unico di Kyma Ambiente, l’ing.Gaetano Nacci, nel corso di una conferenza stampa – definita ‘operazione verità’, in ossequio a quanto richiesto dalla maggioranza consiliare – ha messo nero su bianco le criticità di una gestione che può definirsi allegra dell’azienda negli ultimi anni. In pratica, con numeri alla mano, non le ha mandate a dire ma ha accusato palesemente chi ha gestito Kyma Ambiente in precedenza.
In mezzo c’è l’avversione non soltanto dei consiglieri di minoranza, che però se la prendono soprattutto con Bitetti &Co, ma anche il Partito Democratico che, con le parole della segretaria Filippetti, da settimane ha sconfessato l’operato di Nacci, uomo scelto dal sindaco, chiedendone la rimozione. Non solo. Perchè nel Consiglio comunale monotematico di fine ottobre, ad alzare i toni delle critiche ci aveva già pensato il consigliere Spalluto, cioè il predecessore di Nacci alla guida della società partecipata. L’accusa? Quella di aver stoppato la procedura di concordato portata avanti da lui, una soluzione, secondo Spalluto, che avrebbe accelerato i tempi del tentativo di salvare la barca.
Una presa di posizione del Pd che ha così lanciato segnali forti a Bitetti, non c’è dubbio. Cosa ci sia dietro, e se c’è, questo solo il tempo potrà fornire una risposta: è sfiducia nell’operato del sindaco oppure è – come affermano i vertici del Pd locale – solo critica alla scelta sul tema Kyma, quindi l’affidamento a Nacci di gestire la vicenda, le cui parole dalla Filippetti sono state definite di una gravità assolute?
Proprio Nacci ha ricordato però che l’aver stoppato la procedura di concordato preventivo è stata una mossa in un certo senso di tutela. Il professionista, infatti, s’è chiesto: come può avviarsi la procedura senza lo straccio di un bilancio approvato, comunque di dati precisi sull’intera vicenda? Naturalmente, sono altre le criticità sollevate da Nacci (la perdita di valore del termovalorizzatore, che rischiava di restare senza procedura AIA, per esempio) che, a suo dire, non ha fatto altro che rispondere alla chiamata del sindaco Bitetti per tentare di salvare Kyma e lasciarla in mano pubblica. E per farlo ha dovuto scavare a fondo nelle carte dell’azienda (“per anni qui si è dormito”, una delle accuse di Nacci alla politica recente e passata), fino a proporre l’approvazione del bilancio 2025 che nei prossimi giorni sarà sottoposto al socio unico. Il passaggio dal notaio per la scelta di una soluzione all’interno del Codice civile, secondo Nacci, è procedura naturale alla luce di quanto sta accadendo, senza che però sia stata già effettuata l’ipotesi finale.
Dunque, sembra ormai si stia alla stretta finale. Cosa ne sarà di Kyma Ambiente (ricordiamo, gravata da decine di milioni di passività) è ora impossibile anticiparlo. Perchè ci sono variabili che influenzeranno le prossime mosse. Quelle della politica soprattutto.
Bitetti è nel mirino non solo della minoranza in Consiglio comunale, ma anche del Pd che lo sostiene. Prevarrà la scelta tecnica individuata dai numeri dell’ing.Nacci oppure avranno il sopravvento gli equilibri all’interno della maggioranza? Probabilmente la risposta sarà proprio in aula, il 13 novembre, quando in Consiglio comunale – che si preannuncia infuocato – verranno fuori (o almeno si spera…) le posizioni di tutti.