CRONACHE TARANTINE
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Bufera sul caso della piccola di 9 anni costretta a lasciare la scuola all'ora di pranzo per una morosità contestata. La famiglia diffida il Comune: Colpita una minore, non un contribuente.
Non è la cifra a indignare. Né i 12 euro, né i 38 contestati dal Comune. Al centro della vicenda che nelle ultime ore ha superato i confini cittadini approdando anche sulle cronache nazionali c'è una domanda semplice: può una bambina di 9 anni essere esclusa dalla mensa scolastica per un debito attribuito alla sua famiglia? È attorno a questo interrogativo che si è acceso il caso esploso a Taranto, dove una piccola alunna del tempo pieno è stata costretta a lasciare la scuola all'ora di pranzo e a rinunciare al pasto insieme ai compagni.
La questione, per Palazzo di Città, è legata al rispetto del regolamento che disciplina il servizio di refezione scolastica. Per la famiglia, invece, il problema è ben diverso: una controversia amministrativa si sarebbe trasformata in un provvedimento che ha avuto come conseguenza diretta l'esclusione di una minore dalla normale vita scolastica.
Sta di fatto che Taranto è tornata alla ribalta Nazionale per un fatto negativo. E non se ne aveva proprio bisogno!
Il primo episodio risale al 3 novembre, giorno di avvio del servizio mensa. Il padre della bambina riceve una telefonata dalla scuola e viene invitato a prelevare anticipatamente la figlia. Da quel momento la piccola non ha più potuto fermarsi a pranzo con i compagni, nonostante frequenti una classe a tempo pieno.
A provocare la sospensione sarebbe stata una morosità accumulata nell'anno scolastico precedente. Proprio sull'entità del debito emergono però ricostruzioni differenti. In un primo momento si sarebbe parlato di un saldo negativo di 38,40 euro, mentre successivamente, secondo quanto riferito dalla famiglia, la documentazione acquisita avrebbe evidenziato un importo di 12,80 euro.
Il padre contesta soprattutto le modalità con cui la vicenda è stata gestita. Sostiene di non aver ricevuto comunicazioni tali da far presagire l'esclusione dal servizio e ritiene incomprensibile che una questione economica possa ricadere sulla figlia. Una posizione condivisa dall'avvocato Fabrizio Del Vecchio, al quale la famiglia si è affidata per notificare una diffida al Comune e ottenere il ripristino della refezione scolastica.
Nel documento si richiama il diritto all'istruzione e la tutela dell'interesse superiore del minore, sottolineando come l'esclusione dal servizio mensa possa generare forme di emarginazione e disagio all'interno del contesto scolastico.
L'amministrazione comunale difende invece l'applicazione delle regole previste per il servizio. L'assessora alla Pubblica istruzione Maria Lucia Simeone ha definito l'accaduto un episodio spiacevole, precisando tuttavia che, secondo le verifiche effettuate, alla bambina non sarebbe stato sottratto il pasto davanti agli altri alunni e che la famiglia sarebbe stata informata della situazione già nei mesi precedenti.
Resta però il cuore della vicenda. Al di là delle procedure, delle soglie previste dal regolamento e delle diverse versioni sui pagamenti, l'immagine che continua a far discutere è quella di una bambina che, mentre i compagni restano a scuola per il pranzo e le attività pomeridiane, deve tornare a casa.
Ed è proprio questo aspetto ad aver trasformato una disputa amministrativa in un caso politico e sociale: perché il debito, vero o presunto che sia, riguarda gli adulti. L'esclusione, invece, è ricaduta su una bambina di nove anni.