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Mentre si è in attesa della data in cui il TAR di Bari si esprima sull’ultima istanza di valutazione ambientale proposta dalla rete civica Difesa Fiume Tara, scatta la polemica nei confronti del Movimento 5 Stelle da parte di quest’ultima.

Cosa è accaduto? Commenta la rete: “Il Comune di Crispiano, amministrato da una maggioranza che fa riferimento al Movimento 5 Stelle, dall'inizio dell'anno è socio di minoranza di Acquedotto Pugliese. Il sindaco Lopomo, inoltre, ricopre il ruolo di vicepresidente dell'Autorità Idrica Pugliese, l'ente che ha assunto decisioni determinanti a sostegno della realizzazione dell'opera. Non stiamo parlando, dunque, di un movimento senza strumenti, senza rappresentanza o senza possibilità di incidere. Stiamo parlando di amministratori che occupano posizioni istituzionali dalle quali potrebbero assumere iniziative concrete. Eppure, il 5 novembre, in Consiglio comunale, è stata bocciata una mozione che chiedeva al sindaco di impegnarsi a sollecitare l'annullamento della delibera che ha consentito di scaricare sulle bollette dei cittadini un aumento di 30 milioni di euro, nonostante il capitolato d'appalto vieti espressamente questo passaggio. Un'iniziativa che avrebbe potuto rappresentare un sostegno concreto anche al ricorso presentato dalla comunità dinanzi al TAR. Non solo. Sono stati respinti anche gli altri punti della mozione, finalizzati a tutelare il fiume Tara e il territorio”.
Dunque, viene contestata al M5S una doppia faccia, in sostanza: contro il dissalatore da un lato, a favore dello stesso in altro: “Siamo stanchi della politica delle dichiarazioni di circostanza, delle passerelle, delle promesse e delle prese di posizione buone soltanto per raccogliere consenso. Sulla vicenda del dissalatore del Tara è arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome: anche il Movimento 5 Stelle, al di là della propaganda, ha scelto di non assumersi le proprie responsabilità. Dopo il PD e AVS, anche il M5S dimostra che il cosiddetto campo largo, quando si tratta di difendere concretamente il territorio, finisce per assomigliare sempre più a un campo di comode ambiguità”, scrive ancora la rete che poi aggiunge: “Per anni abbiamo ascoltato esponenti, candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle dichiararsi contrari al dissalatore. Dichiarazioni ripetute durante campagne elettorali, incontri pubblici e iniziative politiche. Ma a cosa servono tutte queste dichiarazioni se, quando arriva il momento di trasformarle in atti istituzionali, si sceglie di votare contro? La contrarietà a un'opera non si misura con un post sui social, un comunicato o una fotografia davanti a una telecamera. Si misura con le decisioni che si assumono, con gli atti che si sostengono e con le responsabilità che si è disposti a esercitare. E il 5 novembre il M5S ha avuto l'occasione di dimostrarlo. L'ha sprecata”.
Insomma, non ci sono sconti neppure per il M5S: “Non accettiamo più la politica di chi si dichiara al nostro fianco quando deve chiedere il voto e si nasconde dietro il proprio ruolo quando deve assumersi una responsabilità. Il Tara non ha bisogno di solidarietà di facciata. Ha bisogno di essere difeso. Le stelle cadono, le maschere si rompono e le responsabilità restano. A noi resta una certezza: non faremo sconti a nessuno. Non agli avversari dichiarati, ma nemmeno a chi pretende di fingersi alleato mentre, nei momenti decisivi, sceglie di voltarsi dall'altra parte”.
La vicenda del dissalatore sul Tara è motivo da tempo di aspri confronti, sfociati anche nelle aule giudiziarie. Si parla del più grande impianto di dissalazione d'Italia, gestito da Acquedotto Pugliese, i cui costi sono di circa 130 milioni di euro e con i lavori avviati da aziende come Suez Italy e Cisa. L’opera, secondo AqP, nasce per garantire la sicurezza idropotabile a poco meno di 400mila persone trattando le acque salmastre con il principio dell’osmosi inverso e alimentato da un impianto fotovoltaico.
Ricordiamo, ed è uno dei motivi delle proteste, che il fiume Tara è storicamente legato alla fondazione della città da parte di Taras. Non solo. La rete civica, composta da diverse associazioni e comitati, ha sollevato sempre dubbi sull’impatto ambientale, ai quali si sono aggiunti anche quelli di Arpa Puglia e del Ministero della Cultura. Si teme anche che il prelievo massiccio possa impoverire ulteriormente l'ecosistema del fiume Tara (richiamando precedenti considerati negativi come l'invaso del fiume Chidro), unito all'impatto dei cantieri e delle condotte di scarico sul territorio. Critiche come quelle di Arpa Puglia, che ha evidenziato come il massiccio prelievo d'acqua salmastra previsto rischia di compromettere la funzionalità ecologica del fiume, alterandone il delicato equilibrio idrico. Esiste il forte timore che, sommando la nuova captazione ai prelievi industriali e agricoli già esistenti, la portata del Tara si riduca drasticamente, fino a minacciarne la sopravvivenza stessa in determinati periodi dell'anno.
Nell'ottobre del 2026, poi, la rete civica ha formalizzato un'istanza di verifica e riesame del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) poichè contesta fenomeni già visibili sul corso d'acqua, quali la riduzione delle portate, il ristagno delle acque, la torbidità, l'eutrofizzazione e la proliferazione algale anomala. Per non parlare dell’espianto di ulivi, l’interferenza con la zona di protezione del Parco Regionale Mar Piccolo e poi la tecnologia che richiede una grande quantità di energia elettrica senza la certezza assoluta che l’approvigionamento sia al 100% da fonti rinnovabili.
AqP alle criticità sollevate, tra le altre, ha dichiarato che il fiume non rischia il prosciugamento e che la captazione per il dissalatore sarà rigidamente monitorata a norma di legge, a differenza dei prelievi storici, massicci e non sempre controllati, effettuati in passato per scopi industriali o agricoli nell'area. Inoltre, sempre secondo AqP, non ci sarà danno al mare perché il residuo avrà una salinità di soli 7 grammi per litro (si parla dello scarto de processo, cioè il rilascio di salamoia).
Nelle aule giudiziarie, la vicenda è finita già da febbraio di quest’anno, quando la rete civica ha presentato ricorso al TAR del Lazio il quale, però, a trasferito la competenza al TAR di Bari. Quest’ultimo, a maggio, ha respinto la richiesta di sospensione cautelare dei lavori. In questo frangente è intervenuto ad adiuvandum anche il Comune di Taranto, contrario alla realizzazione dell’impianto.
A ottobre scorso, altra istanza per una nuova valutazione ambientale richiesta alla Regione Puglia. La richiesta fa leva sulla fine dello stato di emergenza idrica e sull'esigenza di rivalutare i reali fabbisogni idrici e lo stato di salute del fiume sulla base di dati tecnici aggiornati (e indipendenti rispetto a quelli di Acquedotto Pugliese). Nel frattempo la discussione nel merito davanti al TAR di Bari non ha ancora una data, i lavori procedono e i cantieri avrebbero superato il 40% dell’avanzamento, con il traguardo di completare l’opera a febbraio del prossimo anno.
E per capire quanto sia soddisfatta la Regione Puglia della scelta, basta leggere le parole del presidente Toni Matarelli nel corso di un incontro a Brindisi: “In Puglia, dove ben il 90% delle risorse idriche proviene da fuori regione la gestione dell'acqua rappresenta una sfida strategica fondamentale. Con il più grande acquedotto pubblico d'Europa, un'infrastruttura di 21mila km di reti idriche e 185 depuratori completamente ammodernati, abbiamo dimostrato come una governance interamente pubblica possa farsi modello di eccellenza e innovazione. Negli ultimi anni abbiamo investito oltre 2 miliardi di euro concentrandoci su tre direttrici chiave: l'abbattimento delle dispersioni di rete, passate dal 54per cento a circa il 40 per cento con un trend costante di riduzione; le fonti alternative, con l'importante cantiere del dissalatore sul fiume Tara a Taranto; e soprattutto il riuso delle acque reflue affinate”.
Insomma, sembra davvero ardua la lotta intrapresa dalle rete civica. Sembra proprio che questa terra sia sempre costretta a sacrificarsi per il bene comune...

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