CRONACHE TARANTINE
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La situazione nel carcere di Taranto torna sotto i riflettori dopo l’ennesima aggressione ai danni di un agente di polizia penitenziaria.
L’episodio, avvenuto nella mattinata di lunedì 13 aprile, ha coinvolto un detenuto con problemi psichiatrici che, durante la perquisizione di un pacco ricevuto dai familiari, si è scagliato contro il poliziotto addetto al controllo. L’agente, come spiega il Sappe, il Sindacato autonomo della Polizia penitenziaria, spinto violentemente contro un muro, è stato poi trasportato in ospedale, dove i medici hanno riscontrato una frattura a una costola con una prognosi di trenta giorni. All’interno del pacco, oltre alla carne che aveva insospettito il personale, sono stati trovati circa 35 grammi di sostanza stupefacente.
Sempre secondo quanto riferito dal Sappe, il detenuto avrebbe tentato di allontanarsi con il pacco nascosto sotto i vestiti, venendo poi bloccato dagli agenti intervenuti in supporto. Non sarebbe però la prima volta che lo stesso soggetto si rende protagonista di comportamenti violenti: nella nota si ricorda un precedente episodio in cui avrebbe utilizzato un estintore contro il personale, senza che fossero adottati provvedimenti ritenuti adeguati.
Il segretario regionale del Sappe, Federico Pilagatti, descrive un quadro complesso, aggravato da un sovraffollamento che colloca Taranto “tra gli istituti più pieni del Paese, con circa 820 detenuti per meno di 350 posti”, e da una carenza di organico stimata in almeno 150 unità. A questo si aggiunge, sottolinea, la presenza di “numerosi detenuti con problemi psichiatrici che dovrebbero essere seguiti in strutture adeguate e non in un contesto che non è pensato per affrontare questo tipo di fragilità”.
Pilagatti richiama anche le conseguenze della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e della loro sostituzione con le Rems, considerate “insufficienti” rispetto al fabbisogno. Una scelta che, secondo il sindacato, ha trasferito sulle spalle della polizia penitenziaria la gestione quotidiana di persone affette da disturbi mentali senza che vi siano strumenti, competenze o supporto sanitario adeguati. “Le conseguenze ricadono su chi lavora negli istituti”, afferma, segnalando anche “l’insufficiente, e in alcuni casi assente, presenza dell’Asl”.
Il Sappe denuncia inoltre altri episodi recenti di violenza da parte di detenuti considerati psichiatrici, rimasti senza sanzioni significative, alimentando – secondo il sindacato – un clima di insicurezza. “Abbiamo notizia che siano una ventina i detenuti che circolano senza che vengano adottati provvedimenti adeguati”, si legge nella nota.
Il sindacato annuncia di star valutando, tramite il proprio studio legale, richieste di risarcimento per i poliziotti aggrediti, ritenendo che vi siano “responsabilità precise di chi dovrebbe tutelarli”. E lancia un appello alla politica affinché si apra un confronto serio sulla gestione della salute mentale in ambito detentivo, perché – conclude Pilagatti – “il carcere deve offrire percorsi di recupero, non trasformarsi in un luogo inadeguato a gestire patologie così complesse”.