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C’è un silenzio che pesa più di altri. Un silenzio che non è assenza ma presenza collettiva, sospensione, domanda.

Pulsano ieri si è fermata così, nel giorno del lutto cittadino proclamato dal sindaco Pietro D’Alfonso per ricordare Bakari Sako, il bracciante agricolo di 35 anni originario della Repubblica del Mali ucciso all’alba del 9 maggio mentre andava al lavoro. Una comunità immobile, mentre nelle scuole gli studenti dell’Istituto comprensivo “Giannone” e dell’Istituto Alberghiero “Mediterraneo” riempivano quella pausa con gesti, parole, riflessioni: piccoli atti di cittadinanza che provano a dare un senso a ciò che un senso non ha.
Proprio in quella stessa giornata, martedì 19 gennaio, sono arrivate le prime risultanze dell’autopsia eseguita dall’anatomopatologo Roberto Vaglio sul corpo di Bakari Sako. Il medico legale ha chiesto sessanta giorni per depositare la relazione completa ma dai primi accertamenti emergono elementi drammatici: diverse ferite da taglio nella zona toracica e in quella addominale, colpi profondi che avrebbero compromesso in modo grave gli organi interni. Sul corpo del giovane sono stati riscontrati anche traumi facciali. Tra gli incarichi affidati al medico legale c’è inoltre quello di stabilire se la richiesta di un intervento di soccorso più tempestivo avrebbe potuto salvargli la vita, un interrogativo che pesa come un macigno sulla ricostruzione di quelle ore.
Intanto proseguono le indagini sull’aggressione che ha spezzato la vita di Bakari. La Procura ha disposto un’analisi forense dei dispositivi sequestrati – i cellulari dei ragazzi indagati e quello della vittima – oltre all’acquisizione e all’esame dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’area. Un lavoro complesso, che dovrà chiarire dinamiche, responsabilità, omissioni, e restituire alla comunità una verità che non sia solo giudiziaria, ma anche civile.
E mentre la giustizia avanza, cresce il bisogno di un segno istituzionale che renda visibile il lutto e la responsabilità collettiva. A Statte, i consiglieri comunali Artuso, Caputo e Semeraro del gruppo “Uniti per Statte”, insieme al consigliere Cristoforo del Gruppo Misto, hanno protocollato una richiesta ufficiale per istituire il 21 maggio 2026 una giornata di ricordo e riflessione dedicata a Bakari Sako. Una data non casuale, che coincide con la Giornata mondiale per la Diversità culturale, il Dialogo e lo Sviluppo istituita dall’Onu. Nella loro proposta, i promotori parlano di un’occasione capace di unire memoria e impegno: «Un momento istituzionale e collettivo – scrivono – che trasformi una tragedia in responsabilità condivisa». Tra le iniziative suggerite figurano il coinvolgimento delle associazioni del territorio in un confronto pubblico, l’esposizione delle bandiere a mezz’asta e una messa di suffragio aperta alla cittadinanza. «Ricordare Bakari Sako – affermano – significa ribadire che nessuna vita può essere considerata marginale o invisibile».
Un appello analogo arriva anche dalla sezione tarantina dell’Anppia, l’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti, che dopo la grande partecipazione alla manifestazione del 14 maggio in piazza Fontana sottolinea come «nessuno dovrebbe rischiare di morire andando al lavoro». L’associazione chiede che il Comune di Taranto assuma una posizione chiara: «Il Comune si costituisca parte civile nel procedimento penale relativo all’omicidio di Bakary Sako e valuti la proclamazione del lutto cittadino, come già avvenuto nei Comuni di Lecce e Pulsano». Per Anppia, gli appelli alla sicurezza non possono restare parole vuote: «Protezione reale significa giustizia sociale, ascolto delle fragilità, presenza dei servizi sul territorio e capacità di costruire convivenza civile».

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