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Nell’ambito delle Giornate cataldiane della scuola sul tema “Le parole disarmanti”, uno dei percorsi più intensi e partecipati dei festeggiamenti dedicati a San Cataldo, lunedì 4 maggio si è tenuto un incontro che ha trasformato una mattinata qualunque in un’esperienza di memoria viva e responsabilità civile.
Studenti, insegnanti e cittadini hanno riempito la sala per assistere allo spettacolo “La mafia non è musica”, un momento di teatro civile e testimonianza che ha intrecciato la storia di Peppino Impastato con il messaggio evangelico del santo patrono, mostrando come la parola – quando è libera, consapevole e coraggiosa – possa diventare strumento di cambiamento.
L’iniziativa, inserita nel programma ufficiale delle celebrazioni cataldiane, ha visto la partecipazione di Luisa Impastato, nipote di Felicia e Peppino e presidente della Casa Memoria, e di don Emanuele Ferro, parroco della Cattedrale di San Cataldo. Due voci diverse ma complementari, unite dall’idea che educare alla responsabilità delle parole significhi educare alla libertà.
Luisa Impastato ha raccontato la storia dello zio come una storia di scelta radicale, di emancipazione dal destino che sembrava scritto. «La storia di Peppino è una storia di scelta – ha detto –. Ha rotto perfino con la sua famiglia e ha dimostrato che si può sempre scegliere di vivere da ragazzo libero, anche a partire dal proprio condizionamento familiare. Questo è il messaggio più importante che possiamo lasciare alle nuove generazioni».
Ha parlato di consapevolezza, cultura, educazione come strumenti per non cedere all’indifferenza: «Con la consapevolezza, con la cultura, con l’educazione si può vincere l’indifferenza e la rassegnazione, praticando la solidarietà. Sono valori che appartengono a questa storia che ho l’onore di continuare a portare avanti». E ha ricordato Peppino attraverso le parole di chi lo ha conosciuto: «Era un ragazzo di un’intelligenza straordinaria, di una incredibile sensibilità, con un grande amore per la cultura e soprattutto per la sua terra, tanto da non riuscire ad accettare che venisse abusata e martoriata».
Il dialogo con i ragazzi è stato al centro dell’incontro, e proprio su questo si è soffermato don Emanuele Ferro, che ha sottolineato il valore educativo dell’iniziativa. «Abbiamo ascoltato Luisa Impastato – ha detto – e la storia di Peppino ci ricorda un impegno che è ancora attuale per i ragazzi». Il parroco ha collegato il tema dello spettacolo al messaggio di San Cataldo: «Nel contesto di questa proposta che facciamo alla scuola, quella di disarmare le parole, c’è anche l’annuncio di San Cataldo: un annuncio che viene dalla nostra terra, ma che non è innocuo. È un annuncio capace di cambiare il mondo intorno a sé e di creare una cultura nuova».
Lo spettacolo, che ha alternato narrazione, musica e testimonianza per far rivivere la storia di Peppino Impastato, figura simbolo della lotta a Cosa Nostra, ucciso a Cinisi nel 1978 per la sua attività di denuncia, libertà di pensiero e impegno civile, ha restituito ai presenti la forza di una storia che non appartiene solo al passato ma continua a interrogare il presente. E lo ha fatto dentro un percorso – quello delle Giornate cataldiane della scuola – che quest’anno ha scelto di mettere al centro il potere delle parole: quelle che feriscono, quelle che liberano, quelle che costruiscono comunità.
L’incontro si è chiuso con un lungo applauso, segno che la memoria di Peppino Impastato, intrecciata al messaggio di San Cataldo, ha trovato ancora una volta terreno fertile tra i più giovani. Perché disarmare le parole, prima di tutto, significa imparare a usarle per cambiare ciò che ci circonda.