CRONACHE TARANTINE
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C’è stato un momento, al Teatro Fusco, in cui il silenzio della platea è diventato attesa pura. Un momento in cui i libri finalisti, le voci degli autori, le domande di Giorgio Zanchini e l’emozione dei circoli di lettura sembravano sospesi nell’aria.
Poi la presidente Orietta Limitone ha pronunciato il nome che ha sciolto quella tensione: Francesca Albanese. Con “Quando il mondo dorme” (Rizzoli) si è aggiudicata la decima edizione del Premio Alessandro Leogrande 2026 dell’Associazione Presìdi del Libro, conquistando anche il Premio “Raccontami il giornalismo” assegnato dagli studenti. A consegnare la targa, carica di memoria e affetto, è stata Maria Giannico, madre di Alessandro, in un teatro che ha accolto l’annuncio con un applauso lungo e caldo, quasi liberatorio.
I testi in gara sono stati letti e votati dai 49 circoli di lettura dell’Associazione e dagli istituti secondari di secondo grado pugliesi, che hanno decretato la vincitrice.
“Quando il mondo dorme” di Francesca Albanese (Rizzoli) è un saggio che spiega l’apartheid e il genocidio, i suoi presupposti giurisprudenziali e le sue declinazioni. Con l’autrice è stato possibile analizzare la questione palestinese all'interno del diritto internazionale, attraverso la storia della Palestina e dello Stato di Israele. Grazie a Paola Caridi, impossibilitata a partecipare alla cerimonia finale per un impegno concomitante, e al suo “Il gelso di Gerusalemme. L’altra storia raccontata dagli alberi” (Feltrinelli), sono state ripercorse le vicende degli uomini e delle donne che hanno deciso di abitare la terra dove gli alberi più simbolici del Medio Oriente e del Mediterraneo hanno messo radici. Il viaggio è proseguito con Stefano Liberti e il suo “Tropico Mediterraneo” (Laterza), tra le acque del Mediterraneo che stanno vivendo una profonda trasformazione: da Gibilterra a Cipro, dalle isole Kerkennah in Tunisia al Delta del Po. Grazie a questo libro il pubblico ha incontrato pescatori, biologi marini, sub, per capire come questi grandi cambiamenti impattino sulle loro vite e sulla loro esistenza, influenzando il nostro clima e la nostra cultura.
Sarah E. Gainsforth, con “L’Italia senza casa” (Laterza), ha raccontato quanto la casa sia passata da bene d’uso indispensabile a bene di investimento, ricostruendo la trasformazione del modo di abitare, lavorare e vivere in Italia dal dopoguerra a oggi. Con “Stato-mafia. La guerra dei trent’anni” di Stefano Baudino e Heiner Koenig (PaperFIRST by il Fatto Quotidiano) sono state ripercorse le fasi cruciali del nostro Paese dal punto di vista storico-giudiziario. Il libro smonta molte delle costruzioni mainstream sulle sentenze di importanti processi, con una ricostruzione puntigliosa e divulgativa che restituisce voce alle vittime di mafia e alle loro famiglie.
Un ruolo centrale lo hanno avuto le scuole. Gli istituti secondari di secondo grado pugliesi, coinvolti grazie alla collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, hanno letto i testi, incontrato da remoto gli autori e partecipato a una masterclass di giornalismo narrativo a cura di Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale esperta di immigrazioni e crisi umanitarie. Da questo percorso è nato il reportage vincitore del premio di giornalismo narrativo, “L’algoritmo del buco. Dal fallimento della prevenzione, alla normalizzazione dello ‘sballo’ quotidiano”, realizzato dal Liceo Galileo Ferraris di Taranto, che sarà pubblicato su una testata giornalistica. La menzione speciale è stata conferita all’Istituto Marco Polo di Bari per il reportage “Noi di ieri, noi di domani”.
Il Premio Alessandro Leogrande è ideato e organizzato dall’Associazione Presìdi del Libro con il sostegno di Regione Puglia, Comune di Taranto, del partner Edison e, da quest’anno, in collaborazione con la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, che nel nome di Leogrande porta avanti inchieste e attività editoriali, tra cui la newsletter Pubblico.
L’obiettivo del Premio è tenere viva la passione e il ricordo di un giornalista e scrittore che ha dedicato gran parte del suo lavoro ai temi civili, ambientali e sociali legati alla sua Taranto, per poi estendere lo sguardo dall’Africa ai Balcani, fino ad abbracciare il mondo intero. La decima edizione conferma che quella voce, quella curiosità, quella tensione etica continuano a camminare. E che i libri, ancora una volta, sanno indicare la strada.