CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Nella Biblioteca Acclavio di Taranto, in via Salinella 31, venerdì 26 giugno alle ore 18.00 si terrà la presentazione del libro “Trovate la speranza o voi che entrate. Il carcere tra pena e possibilità” di Fabrizio Pomes, pubblicato da Pendragon.
L’iniziativa, organizzata dall’associazione di volontariato “Ti Ascolto Odv” con il patrocinio morale del Comune di Taranto, della Camera Penale di Taranto e dell’Associazione Nazionale Forense “Lucio Tomassini”, sarà un momento di riflessione collettiva sul tema della detenzione e della dignità umana.
L’incontro sarà introdotto e moderato dall’avvocata Viviana Lanzalonga e vedrà i saluti dell’associazione “Ti Ascolto”, del sindaco Pietro Bitetti e dell’avvocato Luca Occhionero per l’ANF “Lucio Tomassini”. Interverranno l’autore Fabrizio Pomes, l’avvocato Michele Rossetti, presidente della Camera Penale, l’avvocata Stefania Pollicoro, presidente del CPO dell’Ordine degli Avvocati di Taranto, e Antonio Erbante, presidente della cooperativa “Noi e Voi”. Seguirà un dibattito con il pubblico e le conclusioni.
“Trovate la speranza o voi che entrate. Il carcere tra pena e possibilità” è un viaggio dentro uno dei luoghi più rimossi, dimenticati e spesso temuti della nostra società: il carcere. Un luogo dove il dolore si accumula nel silenzio, dove il tempo sembra fermarsi, dove troppe persone finiscono per essere identificate soltanto con il proprio errore. Ma è proprio lì, nel punto più fragile dell’esistenza umana, che il libro prova a cercare ciò che ancora resiste: la dignità, l’ascolto, la possibilità di rinascere.
Scritto da Fabrizio Pomes, ex detenuto, il volume nasce dall’esperienza vissuta e dall’urgenza di riportare il carcere fuori dall’indifferenza collettiva. Non è un racconto ideologico, né una giustificazione del reato, ma una testimonianza intensa e profondamente umana che attraversa le contraddizioni della pena, la sofferenza della detenzione e il bisogno mai spento di essere riconosciuti come persone.
Il libro si arricchisce dei contributi di chi il carcere lo vive quotidianamente lavorandoci, del mondo del volontariato penitenziario, di docenti universitari, rappresentanti delle istituzioni pubbliche e avvocati penalisti. Voci diverse, talvolta lontane per ruolo e prospettiva, ma unite dalla convinzione che il carcere non possa essere soltanto custodia della pena, bensì anche spazio di responsabilità, dignità e possibilità.
Ad accompagnare il libro vi è la preziosa prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi, voce tra le più autorevoli e sensibili sui temi della marginalità, della pace e della dignità umana. Le sue parole attraversano il dolore del carcere senza retorica, ricordando che nessuna persona può essere ridotta definitivamente al proprio passato e che la speranza non può essere esclusa dalle mura della pena.
Di straordinaria forza anche la postfazione di Alessandro Bergonzoni, che con il suo sguardo poetico, disarmante e profondamente umano rompe gli schemi del linguaggio comune e costringe il lettore a guardare il carcere non come un luogo separato da noi, ma come una domanda aperta sulla nostra idea di giustizia, umanità e responsabilità.