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I Giochi del Mediterraneo non sono solo una competizione sportiva: sono un viaggio attraverso la storia, un intreccio di culture, un ponte che unisce popoli diversi affacciati sullo stesso mare.

La loro storia comincia nel 1951, ad Alessandria d’Egitto, quando l’idea di una manifestazione capace di riunire le nazioni mediterranee attraverso lo sport prese forma per la prima volta. L’anno successivo arrivò il riconoscimento ufficiale del CIO, e da allora i Giochi hanno attraversato decenni di cambiamenti, tensioni geopolitiche, rinascite e trasformazioni, mantenendo sempre intatto il loro spirito originario: promuovere cooperazione, dialogo e amicizia.
Nel corso delle diciannove edizioni disputate finora, i Giochi hanno visto emergere campioni destinati a diventare leggende dello sport mondiale. L’Italia, la nazione più medagliata di sempre, ha portato sul podio atleti come Pietro Mennea, Sara Simeoni, Jury Chechi, Federica Pellegrini, Vanessa Ferrari: nomi che oggi evocano imprese olimpiche, ma che hanno trovato nei Giochi del Mediterraneo una tappa fondamentale del loro percorso.
Eppure, ciò che rende davvero unica questa manifestazione è la sua capacità di raccontare un Mediterraneo che va oltre la geografia. L’edizione di Taranto 2026 ne è la prova più evidente: saranno ventisei i Paesi coinvolti, distribuiti tra Europa, Africa e Asia, un mosaico culturale che supera i confini del mare. Parteciperanno gli Stati che si affacciano direttamente sul Mediterraneo — Italia, Francia, Spagna, Grecia, Croazia, Slovenia, Montenegro, Albania, Turchia, Cipro, Siria, Libano, Israele, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco — insieme a realtà come Malta e Monaco, piccole ma storicamente presenti ai Giochi.
Ma la sorpresa più affascinante arriva dalla presenza di Paesi che non hanno alcuno sbocco sul mare. Andorra, Kosovo, Macedonia del Nord, Portogallo, San Marino e Serbia partecipano stabilmente alla manifestazione, e la loro presenza racconta molto della filosofia che anima il Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo. L’appartenenza all’area mediterranea non è definita solo dalla linea costiera, ma da un insieme di legami storici, culturali, politici e sociali che per secoli hanno intrecciato le vicende dei popoli che gravitano attorno al bacino. È per questo che Stati senza coste, ma con profonde connessioni culturali e storiche con il Mediterraneo, sono considerati parte integrante di questa comunità sportiva.
Ogni edizione dei Giochi ha portato con sé un pezzo di storia: dalle prime manifestazioni del dopoguerra, simbolo di rinascita e cooperazione, alle edizioni più moderne, sempre più vicine al modello olimpico. Nel tempo sono cresciute le discipline, si sono ampliati gli impianti, si sono evolute le tecnologie, ma è rimasto intatto quel carattere mediterraneo fatto di colori, calore umano, rivalità sportive intense ma sempre accompagnate da un senso di appartenenza comune.
Ora il testimone passa a Taranto. Una città che, più di molte altre, incarna la complessità e la ricchezza del Mediterraneo: crocevia di culture, porto di storie antiche, luogo di sfide e di rinascite. Mentre il conto alla rovescia verso il 2026 avanza, cresce l’attesa per un’edizione che promette di essere non solo un grande evento sportivo, ma anche un racconto identitario, un momento di orgoglio collettivo, un’occasione per mostrare al mondo un Mediterraneo che non divide, ma unisce.
E forse è proprio questo il segreto dei Giochi del Mediterraneo: non sono mai stati soltanto gare e medaglie, ma un modo per ricordare che, al di là delle differenze, esiste un mare che da millenni ci tiene insieme. Un mare che continua a essere il vero protagonista di questa straordinaria avventura cominciata 74 anni fa.

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