CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
A cento giorni dall’inaugurazione, i Giochi del Mediterraneo entrano nella loro fase più intensa e simbolica.
La città che per decenni è stata raccontata come luogo di crisi e sacrifici si prepara ora a mostrarsi al mondo come capitale dello sport, dell’accoglienza e del dialogo tra le sponde del Mediterraneo. Nella sala Monfredi della Camera di commercio di Brindisi‑Taranto, gremita di amministratori, tecnici, volontari e operatori dell’informazione, il Mak P 100 ha segnato l’inizio dell’ultimo miglio: un passaggio che non è solo organizzativo, ma profondamente identitario per Taranto e per l’intera regione.
Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha aperto il suo intervento ringraziando «tutti gli operatori dell’informazione per la capacità di informare la città», ricordando che lo sforzo collettivo che sta accompagnando i Giochi «non è finalizzato soltanto alla preparazione dell’evento, ma al miglioramento della comunità». Ha voluto legare il battito dei Giochi alla vita della città, soffermandosi con delicatezza sulle ferite più recenti: «Il battito dei Giochi entra in sintonia costantemente con i fatti della città. E non posso non ricordare le ultime vite spezzate: il povero Bakary Sako e i due operai dell’ex Ilva morti sul lavoro. Ci auguriamo che i Giochi possano essere un elemento di sollievo, un elemento di orgoglio».
Per Abodi, i grandi eventi hanno anche il compito di «celebrare le capacità organizzative, le capacità di accoglienza, la possibilità di promuovere ulteriormente il turismo» e di diventare un «equilibratore sociale» in un tempo segnato da difficoltà industriali, ambientali e umane. Ha ricordato che l’Italia ha già dimostrato la propria affidabilità con Milano‑Cortina: «Abbiamo sempre cercato di trasferire l’affidabilità di un modello italiano che si è consolidato in un successo straordinario». E pur riconoscendo che i Giochi del Mediterraneo hanno una scala diversa, ha sottolineato che «la passione è la stessa» e che la Puglia, con il suo patrimonio ambientale, culturale e umano, «dimostra da sempre di saper accogliere il viandante e il turista».
Il ministro ha confermato la copertura televisiva internazionale, con Rai 2 come canale generalista di riferimento, e ha parlato di «una vetrina straordinaria» che permetterà alla Puglia di essere vista e apprezzata nel mondo. Ha ringraziato i 3.000 volontari già selezionati, ricordando che «non saranno silenziosi, perché daranno le risposte giuste», e ha ribadito che «saremo pronti», grazie al lavoro congiunto del comitato organizzatore, della struttura commissariale e delle istituzioni. Ha poi aggiunto un passaggio tecnico cruciale: «Esperiti i tempi necessari, anche il terzo masterplan — poco più di 3 milioni di euro, risparmi rinvenienti dalle economie di gara e dalla struttura commissariale — riceverà il via libera definitivo». Un tassello che completa il quadro delle opere in corso e conferma la volontà del Governo di chiudere ogni partita aperta.
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha definito questi cento giorni «l’ultimo miglio di un percorso che ci auguriamo cambi per sempre il volto di questa città». Taranto, ha detto, «non è più soltanto il simbolo della crisi industriale: diventa la capitale del Mediterraneo, un ponte di pace, un’eccellenza sportiva». La Regione, ha ricordato, sta investendo «non solo nella realizzazione degli impianti ma nella dignità e nel futuro di una comunità pronta ad accogliere uno degli eventi internazionali più importanti dell’anno». Decaro ha insistito sul valore educativo dello sport: «Portare quanti più ragazzi possibile alla disciplina sportiva significa insegnare il rispetto delle regole, degli altri, la condivisione delle responsabilità». Ha confermato l’impegno regionale sulla comunicazione, sulla sanità, sulla protezione civile e sulla pulizia urbana, aggiungendo che «se saranno necessarie altre risorse, siamo pronti a metterle a disposizione». E ha voluto rassicurare tutti: «Siamo qui perché abbiamo messo definitivamente da parte le preoccupazioni. I Giochi si terranno e la macchina organizzativa procede spedita».
Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha intrecciato il tema dei Giochi con quello della ferita recente che ha colpito la città: «Un episodio spiacevole ha scosso le nostre coscienze e la nostra comunità», ha detto, riferendosi all’omicidio del giovane Bakary Sako. «Dobbiamo trasformare la negatività in occasione, e una di queste occasioni sono proprio i Giochi del Mediterraneo». Bitetti ha ricordato che Taranto «è stata considerata terra di sacrificio, cosa che oggi non è più e non sarà più», e ha ringraziato il ministro Abodi, il presidente Decaro, Massimo Ferrarese e tutti gli addetti ai lavori. Ha rivolto un pensiero particolare ai volontari, «che dedicano tempo e attenzione solo per passione e attaccamento alla propria terra».
Il sindaco ha parlato della necessità di «mostrare una bella vetrina al mondo intero» e ha spiegato che gli ultimi cento giorni «diventano il periodo di maggior concentrazione», perché «non possiamo consentirci errori né sbavature». Ha ricordato gli incontri con il comitato su viabilità, assistenza sanitaria e decoro urbano, chiedendo ai cittadini «ancora un po’ di pazienza» per i cantieri in corso, convinto che «dopo ci saranno condizioni di decoro e vivibilità migliori». Bitetti ha ribadito che «i Giochi si faranno e si faranno bene» e che Taranto «ha bisogno di sorrisi, di una nuova narrazione». Lo sport, ha detto, «può diventare un modello di sviluppo economico e un modo per migliorare la qualità della vita». Ha annunciato che il Comune sta lavorando alla modifica del regolamento degli impianti sportivi per favorire le realtà del territorio e garantire che «la vera eredità dei Giochi resti a disposizione della comunità».
In un clima di attesa e responsabilità condivisa, le parole dei tre rappresentanti istituzionali hanno restituito l’immagine di una città che vuole cambiare passo, di una regione che investe e di un Paese che crede nella forza dello sport come strumento di pace, orgoglio e rinascita. I cento giorni che restano non sono solo un conto alla rovescia: sono la promessa di una Taranto che vuole mostrarsi al Mediterraneo e al mondo con un volto nuovo.