CRONACHE TARANTINE
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A meno di cinquanta giorni dall’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, Taranto ha vissuto una giornata che ha avuto il sapore dell’avvicinamento definitivo.
Nel Dipartimento Jonico dell’Università “Aldo Moro” di Bari, gremito come nelle occasioni che segnano un passaggio di fase, sono state presentate le medaglie ufficiali della XX edizione dei Giochi e lo spot della manifestazione, firmato dalla direzione artistica di Angelini Design, con produzione video Xentex e musiche originali di Roberto Molinelli interpretate dai Terraross. Un racconto visivo e simbolico che ha restituito l’identità di una città che si prepara a mostrarsi al Mediterraneo e al mondo.
La platea era quella delle grandi giornate: il presidente del Comitato organizzatore locale e commissario straordinario Massimo Ferrarese, il presidente del Comitato internazionale Meherez Boussayene e il segretario generale Iakos Filippousis; i ministri Tommaso Foti (Affari europei-PNRR-Coesione sociale) e Andrea Abodi (Sport e Giovani); il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro; il sindaco di Taranto Piero Bitetti. Con loro, la sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone, i sindaci dei Comuni del Tarantino coinvolti nelle discipline dei Giochi, parlamentari e consiglieri regionali. Una fotografia nitida: istituzioni unite, territorio presente, comunità in ascolto.
Da qui si è sviluppato un racconto unico, un flusso continuo che ha attraversato visioni, responsabilità e speranze, senza mai spezzarsi.
Ferrarese ha aperto la giornata ricordando che «questi Giochi rappresentano l’occasione per mostrare una Puglia protagonista e un’Italia capace di realizzare grandi opere», sottolineando come gli impianti che accoglieranno gli atleti siano il frutto del lavoro quotidiano di tante persone. E proprio da questa idea di costruzione collettiva è partito Boussayene, che ha parlato di un Mediterraneo che «si riunisce con la sua storia», spiegando che i cinquanta giorni che mancano non sono solo un numero, ma il simbolo di un percorso lungo anni, fatto di responsabilità e visione condivisa.
Il prorettore dell’Università di Bari, Vitorocco Peragine, ha raccolto questo filo ricordando che «lo sport è benessere, capacità di guardare al futuro, inclusione», ribadendo il ruolo dell’ateneo nel produrre ricerca e beni pubblici cognitivi a servizio del territorio. E proprio sul valore simbolico dei Giochi si è innestato l’intervento di Francesca Marino, che per la Zecca di Stato ha spiegato che «le medaglie rappresentano impegno, allenamenti e sogni», frutto di maestria artigianale e tecnologia d’eccellenza, capaci di raccontare non solo una vittoria ma un incontro tra culture.
Il direttore generale del Comitato organizzatore, Carlo Molfetta, ha proseguito parlando del peso delle medaglie, pensato per far percepire agli atleti «il sacrificio che hanno fatto», trasformando l’oggetto in un simbolo tangibile della fatica e della dedizione. E proprio sul valore del sacrificio si è innestato il ministro Tommaso Foti, che ha ricordato che «lo sport unisce laddove spesso la politica divide», ribadendo l’impegno del governo nel garantire una visione d’insieme e nel completare i cantieri, ringraziando le maestranze e ricordando le risorse destinate alla Puglia e a Taranto.
Da qui è partito il ministro Andrea Abodi, che ha parlato di un percorso accelerato e condiviso, affermando che «lo spirito di questi Giochi è che si vincono insieme» e che l’eredità dell’evento sarà un bene durevole per le comunità, capace di generare opportunità per i giovani e di restituire al Mediterraneo un significato di pace e incontro. Un concetto che ha trovato naturale continuità nelle parole del presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che ha ricordato che «il cantiere dello sport non chiude mai», rivendicando il ruolo dell’Italia come secondo Paese al mondo per organizzazione di grandi eventi e assicurando che il movimento sportivo arriverà pronto all’appuntamento.
Il presidente della Regione, Antonio Decaro, ha raccolto questa idea di costruzione e l’ha riportata alla città, parlando della necessità di restituire speranza a Taranto e affermando che «spero di mettere questa medaglia al collo di Taranto e dei tarantini», convinto che i Giochi possano rappresentare una svolta identitaria e comunitaria.
E proprio da questa parola – speranza – è partito il sindaco Piero Bitetti, che ha portato sul palco la voce della città, quella che si sente nei quartieri, nelle strade, nei cantieri, nelle attese quotidiane. Ha spiegato che Taranto «comincia a sentirsi coinvolta», che il messaggio dello sport come elemento di unità «ha consentito di superare sterili divisioni». Ma soprattutto ha trasformato il tema dell’eredità dei Giochi in un progetto di prossimità, di cura, di attenzione ai ragazzi e alle famiglie.
Bitetti ha chiesto che una parte delle economie residue venga destinata alla riqualificazione dei campetti degli oratori e degli spazi sportivi delle parrocchie: «Sono luoghi dove si fa socialità, dove si insegna il rispetto, dove si impara a stare insieme. Penso alla parrocchia della Salinella, a quella dei Tamburi, al campo di gioco del carcere: sono spazi che meritano di essere riqualificati, perché lì si costruisce la comunità, lì si prevengono le solitudini, lì si educa alla vita». Una richiesta che ha dato concretezza al concetto di eredità, trasformando l’evento in un’occasione per rafforzare la rete educativa della città.
Il sindaco ha concluso ricordando che Taranto «non è una città normale», che ha bisogno di un’attenzione diversa, di collegamenti migliori, di infrastrutture adeguate, di un aeroporto che possa avere un destino più ambizioso. Ma soprattutto ha chiuso con un messaggio di fiducia: «Sono sicuro che i Giochi andranno bene, perché l’ottimismo di ciascuno di noi si percepisce. E abbiamo il dovere di pensare a dopo».
Una giornata che ha restituito la fotografia di una città che si prepara, che si racconta, che si riconosce. Una Taranto che guarda al Mediterraneo con la consapevolezza di essere, finalmente, protagonista.