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Foto Studio R. Ingenito

Il primo oro italiano dei Giochi del Mediterraneo porta il nome di Benedetta Pilato.

Ma questa volta non è soltanto sport. È un ritorno a casa, un cerchio che si chiude dove tutto era cominciato: nel nuovo Stadio del Nuoto di Taranto, il luogo che più le appartiene.
Benedetta questo oro se l’è cucito addosso viaggiando per anni, allenandosi ovunque ci fosse una vasca, crescendo lontano dalla sua città mentre sognava una piscina che qui non c’era. Era una bambina quando già chiedeva spazio per diventare grande. E grande lo è diventata davvero: tanto che Federica Pellegrini, sette anni fa, guardava i suoi tempi con lo stupore di chi riconosce un talento fuori scala.
Oggi quel talento è maturità, forza, certezza.
E Taranto la guarda come si guarda un simbolo: con orgoglio, con affetto, con quella gratitudine che si prova quando qualcuno ti rappresenta meglio di quanto tu riesca a fare da solo.
Il nuovo Stadio del Nuoto dovrebbe essere la sua casa. Le chiavi, almeno simbolicamente, dovrebbero essere nelle sue mani. Perché Benedetta è il gioiello più prezioso di questa città, il volto di un riscatto che nasce dalla fatica e dalla disciplina. È la prova vivente di ciò che Taranto può diventare quando crede davvero in sé stessa.
E allora, pensando a lei e alla città, viene naturale sussurrare quel verso che Fiorella Mannoia ha regalato a tutti noi: «che sia benedetta».
E non è un caso che tra le sue canzoni ci sia anche Combattente, che si sposa perfettamente con lo spirito di questa città.
Perché Taranto è una città che si rialza, che resiste, che unisce ciò che sembra diviso: il Mar Piccolo e il Mar Grande, separati dal Ponte Girevole e tenuti insieme da un’identità che non si spezza.
Questo oro non è solo suo.
È nostro.
Di chi ha creduto in lei.
Di chi ha atteso una piscina.
Di chi vuole una Taranto che non si accontenta.
Di chi sa che il futuro si costruisce con la stessa determinazione che Benedetta mette in ogni vasca.
Questo oro è un invito.
A sostenerla.
A sostenerci.
A credere che Taranto può essere molto più di ciò che è stata.
A capire che il riscatto non arriva da fuori: nasce qui, nelle nostre acque, nelle nostre mani, nei nostri talenti.

Taranto, che sia benedetta. Sempre.

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