Image

«Quattrocento, seicento, mille prescrizioni non potranno mai rendere ecocompatibile lo stabilimento» perché «gli impianti sono fatiscenti e obsoleti» perché «comunque la produzione continua a essere a carbone» per cui l’unica strada resta «quella della chiusura», firmato Rosa D’Amato, commissaria regionale di Europa Verde e già europarlamentare.


Ma siccome lo stabilimento ex Ilva è in funzione e poiché alle porte c’è la conclusione del riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale occorre andare avanti e concentrarsi su quello che la nuova Aia (l’approvazione è slittata al prossimo 13 maggio) prevede.
Il fatto, però, come l’ex europarlamentare ha denunciato nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella mattinata del 30 aprile e alla quale sono intervenuti Fulvia Gravame e Antonio Lenti (entrambi candidati alle prossime elezioni amministrative), è che sul sito del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica «mancano parecchi documenti e gli ultimi verbali della conferenza dei servizi per cui non sappiamo cosa ha detto il Comune di Taranto, cosa la Provincia e cosa la Regione Puglia ha dichiarato. Inoltre – ha aggiunto Rosa D’Amato – mancano il parere dell’Istituto superiore di sanità, che in un mese sembra essere cambiato, il parere istruttorio conclusivo, il piano di monitoraggio e controllo».
Della serie che tutto ciò che ha a che fare con l’Aia «lo apprendiamo soltanto dagli organi di informazione quando, invece, le direttive europee e la convenzione di Aahrus dicono che tutti gli atti devono essere pubblici».
Poiché tutto ciò non è normale, Europa Verde ha denunciato la situazione alla Commissione europea competente oltre che all’Anac (l’autorità nazionale anti corruzione) e alla prefetto di Taranto e al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ai quali è stata inviata una nota per avvisare di questa mancanza. Oltre a due interrogazioni presentate dai propri parlamentari europei.
Entrando, poi, nello specifico, sul riesame dell’Aia, Rosa D’Amato ha sottolineato come questo riparta «in modo deficitario perché si rifà all’ultimo decreto salva Ilva, il numero 3 del 2025, che elude completamente la sentenza della Corte di giustizia europea in quanto calcolerà i valori limite secondo la direttiva europea n° 75 del 2010 quando, invece, la sentenza della Corte dice che, nel caso di Taranto, non bastano quei valori limite ma che bisogna andare oltre, vista la situazione ambientale e sanitaria e, quindi – ha aggiunto ancora la commissaria regionale di Europa Verde – occorre fare riferimento alle modifiche apportate dalla direttiva europea vigente (la n° 1785  del 2024, ndc) che fanno riferimenti a valori limite più stringenti previsti dall’Organizzazione mondiale della sanità».
Insomma, per Europa Verde l’unica aria buona che si può respirare a Taranto «è quella della chiusura di ex Ilva». Per l’immediato futuro e nell’ambito di quelle che sono le competenze del Comune di Taranto, il partito proporrà, attraverso i consiglieri verdi che dovessero essere eletti, l’istituzione di un tavolo permanente di vigilanza ambientale «costituito dal sindaco o da un suo delegato, da tecnici specializzati, da enti di controllo, come Arpa e Asl, e comitati cittadini che abbia ampi poteri di controllo e intervento».

Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
STONEG S.R.L.
Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
Franky
MtService
CM-TS S.R.L.
Gruppo Jolly
BUILD ENGINEERING
Flaminia
Flaminia
Flaminia
Flaminia