CRONACHE TARANTINE
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«Sono tornato dall’estero per affrontare questa campagna elettorale e lo faccio per amore della mia città. Ma anche perché a chiedermelo è stato mio padre e ho deciso di accogliere a braccia aperte quanto papà mi chiedeva».
Mario Cito, rampollo di Giancarlo Cito scomparso all’età di 79 anni non più di una settimana fa e figura che ha caratterizzato la vita politica della città sul finire degli anni ‘90 del secolo scorso quando l’ha amministrata da sindaco, non ha saputo dire di no, dunque, ed è tornato in campo, lui che ha già ricoperto in passato il ruolo di consigliere comunale e provinciale.
Cito, lei a questa tornata elettorale si è candidato a sindaco. A sostenerla c’è solo una lista: la storica AT6-Lega d’azione meridionale. Crede che questo basti a convincere i cittadini a votarla?
«Sono quarant’anni che corriamo sempre e soltanto da soli. Non vedo perché non avremmo dovuto farlo anche questa volta. Sono molti i tarantini che hanno un buon ricordo di mio padre e AT6-Lega d’azione meridionale ormai è un marchio identitario ben definito».
Secondo lei, come è cambiata la città rispetto a quando suo padre Giancarlo ne è stato sindaco e lei stesso consigliere comunale in tempi successivi?
«Ma è una domanda da farsi? La città è da prendere e ribaltare perché ha fatto molti salti all’indietro».
A cosa si ispira Mario Cito.
«Agli insegnamenti cristiani».
Commercio, turismo, decoro urbano, sicurezza ma anche ambiente da tutelare, rapporti con la grande industria, rilancio del porto, Piano urbanistico generale ecc. A cosa, secondo lei, occorre dare la precedenza?
«Darei innanzitutto priorità alla sicurezza senza tralasciare commercio, cultura e turismo. Questi ultimi a mio avviso sono fondamentali per rilanciare la città. Ma per fare tutto ciò occorre creare le condizioni ideali perché i turisti vengano a Taranto e trovino una città pulita, ospitale e possano godere delle nostre eccellenze enogastronomiche oltre che delle bellezze naturali come il nostro mare. Ma per fare ciò occorrono investimenti, occorre rinnovare totalmente la città vecchia, che è il nostro biglietto da visita, dandole una veste cromatica armonica, ristrutturando i palazzi antichi. Ci sono stabili che, al di là dei portoni, riservano sorprese architettoniche di una bellezza da commuoversi soltanto a guardarle. Ci sono tante risorse economiche dalle quali si può attingere e tante idee progettuali».
Quando si parla di Taranto e di sviluppo economico non si può tralasciare il discorso legato all’ex Ilva. Lei come si pone di fronte a tutto ciò?
«L’inquinamento va debellato per questo sono convinto che occorre spingere sulla strada della decarbonizzazione. Troppi sono i bambini, le donne e gli uomini che hanno perso la vita a causa dell’inquinamento. C’è bisogno, però, dell’aiuto concreto di Regione e governo perché da soli non ce la possiamo fare. Siamo per tutelare prima le vite delle persone. A mio avviso l’Ilva va decarbonizzata e, se può essere utile farlo, rimpicciolirla nelle dimensioni. Per me resta prioritaria la difesa del cittadino e della sua salute».
Al ballottaggio come si comporteranno Mario Cito e la sua AT6-Lega d’azione meridionale?
«Beh, innanzitutto al ballottaggio spero di arrivarci io. Non dimentichiamo che AT6 i suoi 20-30mila voti li ha sempre presi. La gente ama quel simbolo, la gente ama Cito e lo ricorda con affetto. Anche i ragazzi che oggi hanno 15 anni sanno chi è stato Giancarlo Cito perché glielo hanno raccontato i genitori. È un nome che resterà nella storia di Taranto».
Sì ma se lei al ballottaggio non ci arriva come si orienterà?
«Se non dovessi essere io, valuterò chi, secondo me, è la persona più capace, più intraprendente, più volenterosa a lavorare per il bene della città. Per fare il sindaco di Taranto occorre lavorare 24 ore su 24 ed è fondamentale essere sempre tra la gente e non chiudersi nel Palazzo».