CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Storia di un autogol clamoroso. Come quelli che era solito regalare Comunardo Niccolai, indimenticato stopper del Cagliari, passato alla storia non tanto per il numero messo a segno nella sua carriera (appena 6, due in meno di difensori come Ferri e Franco Baresi) quanto per il fatto che erano davvero magistrali.
A siglarlo, l’autogol, in questa competizione elettorale appena conclusasi con l’elezione a sindaco di Piero Bitetti (centrosinistra) è stato ancora una volta il centrodestra tarantino che da vent’anni – destinati a diventare 25 salvo ulteriori scioglimenti anticipati – non riesce a governare la città di Taranto.
Un autogol che ha cominciato a materializzarsi con il lungo tiro alla fune sulla scelta del candidato sindaco. Fune che, alla lunga, si è spezzata con il risultato che Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi moderati hanno imboccato la strada che ha portato alla scelte dell’ex presidente di Confagricoltura Puglia, Luca Lazzàro, quale suo candidato sindaco e la Lega che ne ha imboccata un’altra scegliendosi come compagni di viaggio le liste civiche infarcite di ex consiglieri e assessori della precedente amministrazione che, con la firma dal notaio del proprio rappresentante in Consiglio comunale, Francesco Battista, aveva contribuito a mandare a casa il sindaco Rinaldo Melucci e puntando tutti su Francesco Tacente.
Incuranti del malumore espresso dalle rispettive basi, e la voce degli iscritti non va mai ignorata, che in più di un’occasione hanno mostrato di non gradire la strategia scelta di correre in solitaria, la campagna elettorale, partita con un mese di ritardo rispetto a quella di Bitetti (va dato atto però a Lazzàro di aver saputo recuperare terreno e, con un po’ di tempo in più, chissà), FdI e FI l’hanno impostata al grido di discontinuità con il passato, di attacchi alla coalizione di Tacente perché piena zeppa di figure appartenenti a quel passato dal quale volersi affrancare salvo poi, una volta falliti gli obiettivi di una elezione diretta e del ballottaggio, gettarsi tra le braccia, apparentandosi ufficialmente, proprio di quel passato. E qui, ancora una volta, i malumori che arrivavano dagli iscritti di FdI e FI sono rimasti inascoltati.
Dopodichè è storia di una frittata ormai fatta con la cavalcata di Bitetti verso Palazzo di Città e il centrodestra a leccarsi le ferite. Sconfitta determinata dal fatto che gli elettori di Bitetti alle urne ci sono tornati tutti, quelli di Lazzàro evidentemente no. È vero che in una competizione elettorale non sempre la matematica è un’opinione. Ma è anche vero che al primo turno Lazzàro ha riportato 17mila 60 preferenze da portare in dote all’alleato Tacente il quale, al primo turno sempre, era stato premiato 22mila 987 tarantini. Bene, a leggere i dati del ballottaggio, Checco Tacente alla fine ha chiuso con 32.755 voti, 10mila in più. Dove sono finiti i restanti 7mila voti di Lazzàro? Sicuramente gran parte nel campo di Bitetti (che è vero che ha goduto dell’appoggio esterno del M5S). Il candidato del centrosinistra, infatti, al primo turno ha totalizzato 32mila 875 preferenze che al ballottaggio sono diventate 39mila 512: quasi 7mila in più. È vero che in politica non sempre 2+2 fa quattro ma quanto accaduto certamente incuriosisce.
Si preannunciano giorni difficili per i maggiorenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia tanto più che alle porte ci sono le elezioni regionali con vista sul Parlamento.