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Si fa il nome dell’ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, per il ruolo del direttore generale del Comune di Taranto.

È questa l’indiscrezione raccolta da Cronache tarantine. Del resto il diretto interessato, intervistato da Studio100tv in occasione della diretta elettorale dal comitato di Piero Bitetti, non aveva fatto mistero della sua disponibilità, qualora il neoeletto sindaco Bitetti decidesse di coinvolgerlo nella squadra che dovrà amministrare la città per i prossimi cinque anni, a offrire il proprio contributo di esperienza e conoscenza della macchina amministrativa.
Quello del direttore generale è un ruolo particolarmente delicato oltre che importante in quanto sovraintende all'organizzazione e alla gestione del Comune con lo scopo di attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dagli organi di governo secondo le direttive impartite dal sindaco.
Per quanto riguarda gli altri posizionamenti. Sembrerebbe prendere quota l’indicazione di Gianni Liviano, primo degli eletti con Demos, alla presidenza del Consiglio comunale. In questo caso si tratterebbe di una indicazione che verrebbe avanzata dalla maggioranza e proposta ai consiglieri di opposizione una volta che l’assise cittadina si sarà insediata ufficialmente. La scelta del presidente, infatti, è soggetta al voto del Consiglio comunale e, di solito, si cerca di arrivare ad una soluzione condivisa da tutta l’assise cittadina. E Liviano gode di ottima reputazione tra i colleghi consiglieri. Fino ad allora sarà Mattia Giorno, un qualità di consigliere anziano (in quanto candidato più suffragato in assoluto) a sovrintendere i lavori dell’assise cittadina.
Giorno che, proprio in virtù del suo exploit, sembra destinato alla nomina da parte di Bitetti a vicesindaco. Bitetti che, però, a ragionare seriamente su quella che sarà la compagine che lo affiancherà comincerà a farlo da lunedì 16 giugno, il giorno dopo, invece, dovrebbe essere impegnato con il giuramento a Palazzo di Città.
«Voglio dedicare qualche giorno alla famiglia e ai miei figli portandoli al mare dal momento che per due lunghi mesi non ho potuto dedicarmi a loro», aveva infatti detto Bitetti davanti alle telecamere subito dopo l’ormai ufficialità della sua elezione a sindaco.
Come già scritto da Cronache tarantine, con l’attribuzione delle deleghe assessorili le porte di Palazzo di Città si apriranno a un nutrito drappello di primi dei non eletti. Soprattutto in casa Pd, partito che ha eletto 8 consiglieri e che è in predicato di ricevere 3 deleghe. Sicuramente tornerà in Consiglio Luca Contrario (nella precedente amministrazione è stato capogruppo del Partito democratico) ma concrete possibilità ci sono anche per Bianca Boshnjaku e Alfredo Spalluto (rispettivamente seconda e terzo dei non eletti). Così come speranze ci sono per Michele Patano e Cristina Russo dal momento che il movimento CON potrebbe essere premiato per la sua performance elettorale con 1-2 Assessorati.
A rendere meno difficoltosa la composizione del puzzle potrebbe essere la decisione della commissione Affari costituzionali del Senato con la quale è stato dato il via libera al decreto cosiddetto salva-poltrone. In pratica, con la spending review si prevedeva la riduzione di consiglieri regionali in caso di calo demografico. Provvedimento che per la Puglia, scesa da 4 milioni a 3 milioni 874mila di abitanti, avrebbe significato la perdita di 10 consiglieri che dagli attuali 50 sarebbero passati a 40. Ma la novità introdotta su iniziativa del senatore di Forza Italia, Dario Damiani, e cioè se il calo è inferiore del 5% il numero resta invariato, fa sì che in Puglia il numero resti immutato. Questo, se martedì 17 il provvedimento dovesse avere anche il via libera in Senato, permetterà ai partiti di avere più margini di manovra nell’accontentare quanti aspirano a candidarsi o a ricandidarsi in Regione. Nel caso di Taranto, infatti, a guardare con attenzione a Bari sono i consiglieri Enzo Di Gregorio, Lucio Lonoce e lo stesso Gianni Liviano che puntando alla Regione potrebbero decidere di non accettare incarichi in Comune o almeno di farlo a tempo determinato.
Più complesso, invece, appare il discorso delle società partecipate. I contratti dei tre presidenti delle aziende comunali scadano nel 2026. Hanno anche i bilanci in attivo. Per cui una revoca da parte del sindaco potrebbe essere onerosa per le casse comunali a meno che i tre presidenti non rassegnino spontaneamente le proprie dimissioni e permettere alla nuova amministrazione comunale, e quindi al nuovo sindaco, di varare la propria squadra. Ma questa è tutta un’altra storia.

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