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“Un altro disastro annunciato. Tutti, in fondo, volevano chiudere l’impianto.” Così Carlo Calenda, leader di Azione, commenta con amarezza il destino ormai segnato dell’Ilva di Taranto. Il futuro dell’acciaieria più grande d’Europa sembra infatti appeso a un filo, e lo scenario di una chiusura definitiva si fa ogni giorno più concreto.

Secondo Calenda, si tratta dell’ennesimo passo verso una pericolosa deindustrializzazione del Paese. “Stiamo perdendo il più grande investimento industriale del Sud. È un suicidio economico”, afferma senza giri di parole. E accusa il governo di immobilismo: “La priorità è intervenire sul costo dell’energia, ma da Palazzo Chigi non arriva alcuna risposta”.

Non è la prima volta che l’ex ministro dello Sviluppo economico punta il dito contro le scelte del passato: “Avevamo in mano un accordo blindato con il più grande produttore d’acciaio al mondo. Poi il governo Conte II ha fatto saltare tutto, e quel colosso ha scelto di investire in Francia. Era un’occasione irripetibile, che abbiamo buttato via.”

Infine, un appello alla premier Giorgia Meloni: “Mi nomini consulente per la politica industriale. Servono competenza e visione, prima che sia troppo tardi.”
Fonte: il Foglio

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