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La prossima settimana potrebbe essere quella decisiva per la nascita della giunta comunale targata Piero Bitetti. Ormai dal 9 giugno, giorno in cui Bitetti si è aggiudicato il ballottaggio che lo vedeva contrapposto alla carica di sindaco a Francesco Tacente (espressione di un cartello di liste civiche con le quali il centrodestra si era apparentato), sono trascorse tre settimane. Undici giorni dalla proclamazione a sindaco di Taranto.


Quello di procedere alla nomina degli assessori è un atto che non può più essere differito oltre. La città è alle prese con gravi emergenze, con l’Ilva su tutte. C’è da mettere mano al tanto sbandierato, in campagna elettorale, decoro urbano (molte zone della città sono invase da rifiuti – ma lì la colpa è anche dell’inciviltà di parte dei tarantini); c’è la questione del Comparto 32 che incombe come un convitato di pietra; risolvere problematiche occupazionali legate ad appalti dei quali il Comune è stazione appaltante; c’è da seguire con attenzione l’evoluzione dei cantieri, di pertinenza del Comune, di alcuni impianti dei Giochi del Mediterraneo.
Tutti motivi per i quali è necessario che vengano messe da parte le velleità personali e si proceda a spron battuto verso la costituzione della nuova Giunta.
Un Tretis di non facile soluzione il cui giocatore principale, il sindaco Bitetti, è chiamato a un ruolo di fine mediatore senza dover perdere di vista competenze, professionalità e peso elettorale dei gruppi che fanno parte della sua maggioranza.
Ed è proprio quest’ultimo aspetto che sembra stia procurando più di qualche grattacapo al primo cittadino. Dai rumores (detto alla latina) che arrivano da Palazzo di città sembra che proprio le liste che hanno eletto un solo consigliere, e in alcuni casi con preferenze molto basse, stiano puntando i piedi.
Legittimo? Non legittimo? Dipende dai punti di vista. A far meditare i cosiddetti “piccoli” della maggioranza dovrebbero essere i nudi numeri che, spesso, schiacciano le parole. Nella coalizione che ha sostenuto la candidatura a sindaco di Piero Bitetti, se si estrapola il dato finale del Partito democratico che ha fatto da traino con le sue complessive 16.287 preferenze, il resto delle liste ha contribuito con 25.427 voti. Un risultato che, se rapportato a quello delle liste a sostegno di Francesco Tacente, è inferiore di 2.932 voti. Se poi dal computo escludiamo gli 8.499 voti di CON, secondo risultato più alto della coalizione che ha portato all’elezione di 4 candidati del movimento, il risultato complessivo scende a 16.928 preferenze contro le 20.450 (-3.522 voti) se nello schieramento opposto estrapoliamo i 7.909 voti di Prima Taranto, lista più suffragata e riconducibile alla Lega di Salvini.
Questi numeri, dunque, non legittimerebbero (o legittimerebbero, a seconda dei punti di vista) richieste da prendere o lasciare soprattutto da quei gruppi che non hanno superato, e se lo hanno fatto è stato di poco, la soglia delle 2mila preferenze.
Ma, comunque, una Giunta andrà pur fatta. Allora, detto che gli assessorati sono 9 e che un paio saranno sicuramente affidati a figure tecniche, c’è da ragionare su 7 postazioni. Con molta probabilità, secondo quanto risulta a Cronache tarantine, il sindaco Bitetti potrebbe conservare per sé la delega alla Polizia locale. Altri nomi che circolano sono quelli di Francesco Cosa (Per Bitetti), Patrizia Boccuni (Unire Taranto). CON potrebbe esprimere due assessori: uno fra Francesco Falcone, presidente provinciale del movimento, ed Elena D’Arcangelo e Vittorio Mele con Patrizia Mignolo verso la presidenza di una commissione consiliare (Servizi sociali?).
Il Pd, che ha eletto 8 consiglieri, verrebbe premiato con almeno due assessorati (Mattia Giorno vicesindaco in pectore e Lucio Lonoce) e la presidenza del Consiglio comunale per Enzo Di Gregorio. Ma, in questo caso, c’è da vincere la concorrenza di Gianni Liviano, il più suffragato di Demos. In caso contrario una delega potrebbe essere assegnata all’ex presidente dell’Ordine dei medici, Mimmo Nume. Ma in casa Demos le acque sembrano essersi agitate di colpo dopo un serrato botta e risposta su facebook tra Gianni Liviano e lo stesso Nume al quale si è aggiunto Mino Bellanova, sindacalista Cgil e candidato con Demos.
Un bel guazzabuglio ma non c’è tempo da perdere.

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