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«Taranto non può più aspettare. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni smetta di fuggire dalle proprie responsabilità e ripubblicizzi l’ex Ilva. Ogni minuto perso aggrava una situazione già drammatica e mette a rischio migliaia di posti di lavoro, insieme alla salute e al futuro di un’intera comunità».


Rifondazione comunista alza la voce e si unisce al coro di quanti spingono per la nazionalizzazione della grande fabbrica. Del resto, spiegano Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Prc, e Valentina Basta, segretaria del circolo “Peppino Impastato”, Rifondazione comunista lo dice da tempo e con chiarezza che l’unica via possibile per salvare la fabbrica «è la nazionalizzazione immediata, accompagnata da un vero piano di decarbonizzazione, concreto e finanziato, con tempi certi e definiti per il cambio del processo produttivo. Solo così si potrà garantire il diritto al lavoro senza sacrificare il diritto alla salute. Troppo comoda la posizione del ministro Urso - sostengono Acerbo e Basta -, che oggi scarica le responsabilità sugli enti locali e sui sindacati, dopo oltre un anno di totale assenza di visione e di iniziativa da parte del ministero delle Imprese e del made in Italy».
Secondo i due esponenti di Rifondazione comunista, «servono decisioni vere. I sindacati lo denunciano da tempo: la fabbrica, dopo la disastrosa gestione della multinazionale ArcelorMittal, è in condizioni critiche, con impianti sempre più deteriorati e problemi gravi sulla sicurezza, culminati nel recente incidente all’Altoforno 1. Il Governo – concludono Acerbo e Basta - ha il dovere di garantire investimenti pubblici mirati per la riconversione ecologica e di ascoltare finalmente chi in quella fabbrica ci lavora ogni giorno. Basta rimpalli, basta silenzi, basta attese»

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