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Foto Studio Ingenito

È un coro unanime misto a protesta e indignazione quello che si sta levando dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Michele Emiliano a conclusione del vertice, da lui stesso convocato e al quale ha invitato Provincia di Taranto, i sindaci di Taranto e Statte, il commissario dell’Autorità di sistema portuale del mar Ionio oltre alle organizzazioni sindacali, sull’accordo di programma interistituzionale per l’ex Ilva.

Dichiarazioni che hanno aperto spiragli sulla possibilità che gli enti locali possano firmare l’importante documento (all’uopo è stato già fissato dal ministro Urso un incontro a Roma per il prossimo 8 luglio) e contro le quali è subito montata la protesta.

Parole dure, per esempio, sono quelle di Mirko Di Bello contro Emiliano ma che non risparmiano neanche chi sostiene la firma di quell’accordo di programma e che mettono nel mirino quella che il neoconsigliere comunale definisce una mediazione apparente atta a perpetuare un modello industriale ormai insostenibile. Così come dura è la presa di posizione di Europa verde/AVS.

«Emiliano – sostiene Di Bello -  parla di equilibrio tra salute, ambiente e lavoro come se fosse davvero possibile mantenerli insieme nel modello attuale. È una narrazione che non regge più: a Taranto il prezzo della produzione si paga in ospedali, in funerali, in desertificazione economica. Il tempo delle ambiguità è finito. È da anni – rincara la dose l’avvocato tarantino - che ci raccontano che si può lavorare e vivere bene accanto a un impianto siderurgico come l’ex Ilva. Ma i dati epidemiologici lo smentiscono: Taranto ha tassi di tumori, malattie respiratorie e mortalità infantile ben oltre la media nazionale. Quale altra prova serve per dire che la priorità dev’essere la salute pubblica?».

Insomma, per il consigliere comunale della civica Adesso è opportuno un cambio di paradigma e puntare su riconversione economica, utilizzo intelligente delle risorse naturali, avvio immediato delle bonifiche ambientali. «Altro che cassa integrazione – dice Di Bello -. Se si bonifica e si riconverte davvero, si può creare lavoro stabile, pulito e dignitoso. Ma qui si continua a scegliere l’inerzia tossica».

Sotto accusa la proposta, che Di Bello definisce ambigua, di un ospedale da destinare alla ricerca sui danni ambientali: «invece di ridurre le fonti inquinanti – commenta piccato Di Bello -, si propone di studiarne gli effetti. È paradossale, quasi offensivo».

Poi il consigliere comunale di Adesso smonta pezzo dopo pezzo l’accordo di programma. La decarbonizzazione, afferma Di Bello, è una promessa lontana («l’Aia ichiesta parla chiaro: 6 milioni di tonnellate. Si vuole mantenere l’attuale modello inquinante e rinviare al 2039 l’adozione di tecnologie davvero pulite»), la nazionalizzazione temporanea è una trappola («è un giochetto vecchio, un modo per scaricare le perdite sulla collettività»), il rigassificatore è un rischio pericoloso («il rischio zero non esiste e aggiungere un rigassificatore a Taranto significa condannare definitivamente il nostro mare e le prospettive di un’economia alternativa»).

Che fare allora? La ricetta di Di Bello è semplice. «Taranto – spiega -  ha bisogno di tre scelte coraggiose: un piano di chiusura progressiva degli impianti inquinanti ; investimenti immediati e massicci in bonifiche e riconversione economica, utilizzando i fondi europei; uno stop netto a qualsiasi nuova infrastruttura che possa compromettere ulteriormente il territorio: rigassificatore, desalinizzatore e altre opere speculative.  Il residente Emiliano – conclude Di Bello, ha già scelto da che parte stare. Noi invece stiamo dalla parte dei cittadini, della verità e della giustizia ambientale. Taranto non ha più bisogno di mediazioni: ha bisogno di decisioni vere. Ha bisogno di futuro ma non quello scritto da chi ha già fallito».

 

Europa verde/AVS: “Indignati per le dichiarazioni di Emiliano”

«Le dichiarazioni di Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, ci lasciano indignati. Il tentativo di trascinare gli enti locali, soprattutto in riferimento al posizionamento del rigassificatore in rada del porto di Taranto, ci vede totalmente in contrapposizione. Ribadiamo fermamente il nostro no al rigassificatore».

Così Rosa D’Amato, commissaria regionale di Europa verde/AVS, Gregorio Mariggiò e Giovanni Carbotti rispettivamente coportavoce provinciale e cittadino del partito, che aggiungono: «la   richiesta di ottenere il mantenimento del pronto soccorso al Ss. Annunziata appare come una misera mancia ad una città che dovrebbe continuare ancora ed ancora ad ammalarsi e morire. È impensabile inoltre chiedere l’aiuto di Stato collegato alle strategie della spesa militare. È evidente il tentativo del governo, attraverso il ministro Urso, di sottoporre il territorio all’ennesimo ignobile ricatto invece di salvaguardare i redditi degli operai rilanciando lo sviluppo economico con la creazione di alternative occupazionali pulite. Inoltre – concludono D’Amato, Mariggiò e Carbotti -  dopo 65 anni è inaccettabile la continuità produttiva a carbone: gli impianti a caldo vanno fermati! Auspichiamo che il presidente abbia male espresso le sue considerazioni sull’Accordo di Programma che, comunque, restano sue e soltanto le sue pur avendo coinvolto gli altri enti locali nelle stesse».

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