CRONACHE TARANTINE
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Forse è il caso che venga chiesto il rinvio della Conferenza dei servizi, programmata per il prossimo 10 luglio e propedeutica al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale, per permettere al Consiglio comunale di Taranto di discutere e di definire chiaramente le posizioni politiche sul tema e condividere o meno le decisioni che il sindaco porterà al tavolo a nome della città.
Anzi, più che forse sarebbe opportuno chiederne il rinvio. Posizione, questa, espressa con determinazione dalla già candidata sindaca e consigliera comunale dei 5 stelle, Annagrazia Angolano.
«Se da un lato comprendo, strategicamente e politicamente, la necessità impellente del ministro Urso di chiudere al più presto la questione “Accordo di programma” e rilascio “Aia”», sottolinea Angolano, dall’altro, aggiunge l’esponente M5S, «mi sembra alquanto strano che Taranto, attraverso i suoi più alti rappresentanti istituzionali, nulla obietti circa i tempi strettissimi concessi alla città per presentarsi adeguatamente all’appuntamento della Conferenza dei servizi, in programma il prossimo 10 luglio a Roma. Il parere del sindaco – spiega meglio la Angolano - è obbligatorio ed è considerato elemento importante nella valutazione relativa all’impatto sanitario ed ambientale della grande industria (Testo Unico Ambientale DL 152/06). Considerata, nella fattispecie, la sentenza della Corte di giustizia europea, che pone come centrale proprio tale aspetto investendolo di imprescindibile propedeuticità per il rilascio Aia, va da sé che la posizione del primo cittadino a riguardo assume un grado di importanza senza precedenti in materia».
Ecco perché secondo l’esponente pentastellata c’è bisogno di più tempo per permettere al sindaco Bitetti «di documentarsi minuziosamente, leggere attentamente il nuovo Pic (Parere istruttorio conclusivo) e, magari, allargare la decisione alla condivisione politica e collettiva, in maniera tale da poter permettere ad ogni forza politica di esprimersi pubblicamente attraverso, per esempio, lo strumento democratico che ogni sindaco possiede e che garantisce maggiore forza politica ad ogni azione da intraprendere per il bene della propria comunità: il Consiglio comunale. Mi chiedo – conclude Angolano che invita ad un’unità di intenti - come mai ancora nessun altro esponente politico della maggioranza, e non solo, abbia sollevato la questione».
Le associazioni tarantine contro Emiliano: “Le sue, dichiarazioni di guerra contro la città”
«Caro presidente della Regione Puglia, le parole da lei usate suonano come una dichiarazione di guerra nei confronti della città di Taranto e dell'intero territorio ionico».
È l’incipit della lettera, che in alcuni passaggi contiene toni duri e sferzanti, che tredici tra associazioni cittadine e sindacati hanno scritto al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano a proposti della posizione di apertura assunto da questi nei confronti della firma dell’Accordo di programma interistituzionale per l’ex Ilva.
«Dopo tanti anni – scrivono ancora -, ancora non ha capito che quella fabbrica in alcun modo può essere salvata senza che finisca di uccidere persone e territorio. Eppure, glielo abbiamo spiegato in musica e prosa».
E dopo aver sottolineato che delle strategie del governatore Emiliano «per far ricadere la colpa della chiusura della fabbrica sul governo» a loro non importa niente, le 13 associazioni rimproverano al presidente della Regione il fatto di aver pensato che «un pronto soccorso e qualche medico in più possa essere una merce di scambio? Queste misure non possono e non devono essere un’elemosina: è un nostro diritto curarci e un suo dovere garantirlo. Indipendentemente dall’apertura dell’ex Ilva perché, caro Emiliano, anche se l’acciaieria dovesse chiudere oggi, noi continueremmo a pagare per chissà quanti altri anni un prezzo altissimo in termini di salute».
C'è, poi, un altro aspetto da considerare, che le associazioni considerano tutt’altro che marginale: «le istituzioni politiche tutte – scrivono nella lettera -, per il rispetto dei ruoli, dovrebbero attendere la sentenza che il tribunale di Milano dovrebbero emettere a breve, prima di assumere qualsiasi posizione in merito all'acciaieria. Questo è l'unico messaggio che Regione, Provincia e Comuni territorialmente competenti dovrebbero portare al ministro Urso. Quindi, caro presidente, supportato dai sindaci di Statte e Taranto e dal presidente della Provincia – concludono -, non firmi quell’insulto accordo di programma, abbia finalmente un sussulto e pretenda per Taranto la chiusura della fabbrica, la salvaguardia dei redditi degli operai ed economie alternative che possano rilanciare tutta la provincia. Noi le proposte ce le abbiamo e gliele abbiamo anche inviate. Adesso sta a lei».
Questi i firmatari della lettera: Associazione Genitori Tarantini, Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente, Associazione Palazzo Ulmo, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Donne e Futuro per Taranto Libera, Comitato Difesa Territorio Jonico, Donne e Futuro per Taranto Libera, Itaca le botteghe del borgo antico, Movimento Giovanile Terra Jonica, Nobilissima Taranto, Sindacato Anief, Sindacato LMO, Movimento Giovanile Terra Jonica