CRONACHE TARANTINE
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Il 15 luglio, giorno in cui si ritroveranno a Roma, a Palazzo Piacentini sede del ministero delle Imprese e del made in Italy, Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comuni di Taranto e Statte, Autorità di sistema portuale e, novità, anche le organizzazioni sindacali, ormai è alle porte ma dal Ministero la bozza dell’Accordo di programma interistituzionale, così come modificata durante l’ultimo incontro, «ancora non ci è stata recapitata», spiega il sindaco Piero Bitetti contattato da Cronache tarantine.
Il vero problema è che il suo approfondimento in maniera compiuta insieme ai consiglieri comunali chiede tempo che, col passare delle ore si assottiglia sempre di più.
Intanto, però, per non essere preso in contropiede, il sindaco Bitetti ha invitato nella giornata di oggi 10 luglio a Palazzo di Città i consiglieri comunali eletti, sia di maggioranza che di opposizione, per illustrare loro comunque quanto emerso dall’incontro dello scorso 8 luglio.
«Sono contento – ha spiegato il primo cittadino - perché c’è stata una grande partecipazione con spirito di servizio nei confronti della collettività. Li ho aggiornati sull’ultimo incontro al Mimit ma, ovviamente, tutti hanno bisogno di approfondire meglio e lo potremo fare soltanto quando dal Ministero arriverà la bozza dell’Accordo di programma».
Intanto a prendere posizione sulla questione è stato il consigliere comunale di Patto popolare (partito all’opposizione) Massimiliano Stellato secondo il quale il punto è come realizzare quanto sarà previsto dall’Accordo di programma.
«Le opzioni in campo – ha evidenziato Stellato -, al netto della convergenza sulla realizzazione di tre forni elettrici, contemplano un duplice scenario: la realizzazione di impianti di preridotto a Taranto o altrove. Ma come approvvigionarsi del gas necessario?».
Il punto è proprio questo dal momento che, ad esempio, dall’impianto Tempa Rossa «non è assicurata la quantità necessaria al funzionamento dei tre nuovi impianti» occorre valutare attentamente la possibilità di ospitare una nave rigassificatrice. E qui spunta un altro interrogativo: dove?
«Posizionarla a 12 miglia dalla costa – ha fatto presente Stellato -renderebbe l'operazione antieconomica mentre ospitarla vicino alla terraferma farebbe incrementare il rischio di incidenti rilevanti, già elevato per la presenza di Eni e dello stesso siderurgico». La soluzione che in diversi incontri ha prospettato il consigliere di Patto popolare potrebbe essere quella «di posizionare, in via temporanea, la nave "gasiera" al di là della costruenda diga foranea, ipotesi sulla quale anche l'autorità portuale di Taranto pare abbia espresso parere "non ostativo". Questa soluzione potrebbe contemperare le esigenze di approvvigionamento energetico per gli impianti DRI che, se realizzati altrove, sottrarrebbe a Taranto occupazione e sviluppo per le imprese locali».
Ma a valle di questo, ha sostenuto Stellato, il sì all’accordo di programma «deve portare vantaggi all'intera comunità ionica attraverso l'inserimento di un addendum negoziale che impegni il Governo, tra l'altro, ad aprire l'aeroporto Arlotta ai voli civili, finanziare corsi di laurea, infrastrutture (come il collegamento autostradale e l'alta velocità ferroviaria), gestire degli esuberi attraverso la ricollocazione lavorativa, sbloccare le assunzioni in sanità e costruire immobili per l'edilizia residenziale pubblica».