CRONACHE TARANTINE
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«Questa crisi industriale è giunta a un passo da una sua possibile definitiva soluzione, ma ovviamente è anche a un passo da un possibile fallimento, come tutte le cose sulle quali bisogna trovare un accordo».
Parole nette quelle del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, dette subito dopo la conclusione del vertice al Mimit sull’Accordo di programma interistituzionale,
«Abbiamo ottenuto dal ministero – ha aggiunto Emiliano - un rinvio che sia utile a consentire al sindaco di Taranto di spiegare la situazione alla sua comunità e soprattutto al Consiglio comunale. E la Regione ha sostenuto questa opzione del questa richiesta del Comune di Taranto e quindi ci rivedremo nella data fissata (31 luglio, ndc) per ricominciare il lavoro e cercare di trovare la soluzione migliore».
Il ministro, ha aggiunto ancora Emiliano, «come abbiamo chiesto ha assegnato a un comitato tecnico il compito di stabilire qual è il gas disponibile al momento nell’area di Taranto e, quindi, che cosa si può fare con quel quantitativo. Se non abbiamo chiaro questo qualunque opzione industriale è impossibile. Per cui – ha sottolineato il presidente della Regione – il rinvio al 31 luglio potrebbe essere utile questo fine. È evidente, però, che chi ha chiesto oggi il rinvio, ovvero il Comune di Taranto, si prende il rischio che domani (il 17 luglio, ndc) il ministro dell’Ambiente e la Conferenza dei servizi rilascino un’Aia, nonostante il parere contrario mio, della Provincia di Taranto e dei Comuni di Taranto e Statte, che consentirebbe, in teoria, la continuazione della produzione con il ciclo integrato per 12 anni. Continueremo a insistere, anche laddove il ministero dovesse rilasciare l’Aia – ha poi concluso Emiliano -, per il processo di decarbonizzazione che è l'unico che può interrompere a 7 o 8 anni l’attività a ciclo integrato, sostituendola con quello dei Dri. Non ci sono altre soluzioni. La terza soluzione è la chiusura. Ancora oggi non riesco a sapere da un solo partito se è o no per la chiusura dello stabilimento. Scaricare tutto sugli enti locali è una profonda ingiustizia che non possiamo tollerare».
Si arriverà ad un accordo per salvare l’ex Ilva? Per il ministro delle Imprese e del made in Italy sicuramente sì. «C’è l’impegno di tutti», ha detto subito dopo la conclusione del vertice di Palazzo Piacentini, sede del Mimit, per poi aggiungere di credere questo impegno «sarà mantenuto da tutti gli attori istituzionali».
Del resto, ha fatto presente il titolare del Mimit, il verbale firmato a conclusione dell’incontro di oggi 15 luglio, «è significativo del clima collaborativo e costruttivo che siamo riusciti a instaurare con tutti gli attori. A tal fine abbiamo deciso di accogliere la richiesta del sindaco di Taranto di sottoporre il piano di piena decarbonizzazione, che ci consentirà di realizzare a Taranto il più importante, significativo e avanzato stabilimento siderurgico green d’Europa, alle valutazioni del Consiglio comunale. Siamo sulla strada giusta. Nel documento che ho sottoposto oggi, recepito nella dichiarazione conclusiva, ci siamo fatti carico delle esigenze espresse dai sindacati per un impegno concreto nel mantenimento dei livelli occupazionali, anche attraverso interventi riguardanti gli ammortizzatori sociali o altre misure. Nel frattempo è in corso di approvazione in Parlamento il decreto che prevede alcune norme sull’Ilva ma credo sia necessario – ha concluso Urso - un documento parlamentare, mi auguro largamente condiviso, che impegni il governo a raggiungere l’obiettivo della piena decarbonizzazione del sito siderurgico di Taranto, garantendo i livelli occupazionali o comunque consentendo che nessuno resti indietro».