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Di campagne elettorali Mattia Giorno, esponente di spicco del Pd, ne ha vissute tante mettendo le sue competenze al servizio degli altri.

Questa volta, però, ha deciso di scendere in campo in prima persona con la coalizione di centrosinistra a sostegno della candidatura a sindaco di Piero Bitetti. E la sfida l’ha vinta risultando, con 2.249 preferenze il più suffragato tra tutti i candidati. Risultato che gli è valso la nomina a vicesindaco e le deleghe a Progetti-opere-finanziamenti strategici, Rapporti internazionali, Grandi eventi, Innovazione e Politiche giovanili.

Giorno, si aspettava questo corposo risultato?

«Il risultato è stato davvero straordinario, e sì, devo ammettere che non me lo aspettavo in questi termini. Evidentemente, questa modalità di comunicazione, basata sulla chiarezza e sull’onestà, ha saputo parlare ai cittadini. È stata un’esperienza intensa, che mi ha fatto comprendere ancora più a fondo quanto sia fondamentale il dialogo con le persone e quanto sia difficile mantenere credibilità senza cadere nella trappola delle promesse facili o della propaganda fine a se stessa. Se mi permette vorrei lanciare un messaggio alle future generazioni».

Prego, faccia pure.

«Non serve fare promesse irrealizzabili per ottenere fiducia. Basta promettere il massimo impegno, ogni giorno, con coerenza e responsabilità. I risultati, se si lavora con serietà, arrivano.
Colgo ancora una volta l’occasione per ringraziare di cuore i miei concittadini per la fiducia che hanno voluto accordarmi».

Il ruolo di vicesindaco è un compito di alta responsabilità. Questo la spaventa?

«Assolutamente no. Ma sento con grande forza la responsabilità di un ruolo così rilevante per la città. È una sfida che affronto con serietà e determinazione. I dossier sul tavolo sono numerosi e complessi, ed è per questo che ho scelto di mettermi subito al lavoro, senza perdere tempo».

Ma è vero che non ha condiviso le scelte del sindaco in merito alla composizione del nuovo cda di Kyma ambiente?

«Con il sindaco c’è un rapporto solido, fondato su stima e amicizia. Non ho nulla da dire sulle persone nominate, a cui va il mio augurio di buon lavoro. La mia è stata una semplice osservazione sul metodo: avrei gradito maggiore coinvolgimento, anche perché abbiamo appreso della nomina del cda solo dalla stampa. Non si tratta di una critica nel merito, ma di un richiamo alla condivisione, che ritengo sempre utile e costruttiva».

Quanto l’esperienza in Regione Puglia nelle vesti di consigliere del presidente Emiliano potrà essere utile nello svolgimento del suo incarico comunale?

«L’esperienza accanto al presidente Emiliano è per me motivo di grande orgoglio e un’occasione di crescita sia politica che amministrativa. Mi ha permesso di comprendere ancora meglio quanto sia fondamentale la collaborazione tra istituzioni: senza una filiera efficace, molti dossier rischiano di bloccarsi. Per questo oggi, da assessore, devo mantenere un dialogo costante con gli uffici regionali e con gli assessori della Regione Puglia. È una sinergia indispensabile per dare risposte concrete alla città e il ruolo accanto al presidente mi ha permesso di conoscere meglio la macchina regionale».

Progetti, opere e finanziamenti strategici. Taranto di cosa ha più bisogno?

«Di portare a termine i tanti progetti finanziati, avviati e poi interrotti. Resta il valore strategico di tante opere e della pianificazione alla quale non possiamo rinunciare. L’impegno vero sarà, quindi, quello di realizzare quelle opere e quelle attività che oggi quotano centinaia di milioni di euro e che per Taranto sono un’opportunità irripetibile».

Tra le deleghe ricevute dal sindaco c’è quella alle Politiche giovanili. Una delega che deve fare i conti con una città dalla quale i giovani scappano via.

«L’intera mia campagna elettorale ha avuto al centro i giovani e le opportunità da creare per loro. Il mio obiettivo è fare in modo che restare o partire da Taranto sia sempre una scelta libera, e non obbligata dalla mancanza di prospettive. Da assessore manterrò fermo questo impegno: voglio che i nostri giovani trovino qui possibilità concrete, attraverso progetti mirati e politiche pensate davvero per le nuove generazioni».

Quanto potrebbe essere d’aiuto essere sede di una Università autonoma.

«Sarebbe non solo d’aiuto ma addirittura motivo di orgoglio e riscatto. Temo però che, stando alle attuali normative, non sarà possibile giungere a questo risultato all’improvviso. Sarebbe però molto utile avviare un percorso di organizzazione e potenziamento universitario che renda un servizio alla città e ai giovani, immaginando ad esempio la città vecchia come una sorta di campus universitario diffuso».

Grandi eventi. Punterà più su appuntamenti estemporanei o su manifestazioni che possano far entrare stabilmente Taranto nel circuito nazionale e internazionale. Per esempio: lo stadio Iacovone, una volta ristrutturato e più funzionale e moderno, potrà tornare ad ospitare concerti di rilievo?

«Lavoreremo sulle opportunità di mettere a sistema e valorizzare ciò che i Giochi del Mediterraneo lasceranno in eredità, come giustamente dice riguardo il nuovo stadio. Oltre questo, inizieremo a valutare altre opportunità compatibili con le poche risorse disponibili nel bilancio».

Lei è stato assessore nella giunta Melucci. C’è qualcosa che non rifarebbe?

«Non vorrei sembrare presuntuoso, ma rifarei tutto. Ho sempre messo il cuore in ogni giorno della mia attività amministrativa, sia da capo di gabinetto che da assessore. Rivendico con convinzione il lavoro svolto, soprattutto nel primo mandato, che ha portato risultati concreti alla città. E allo stesso tempo rivendico di aver espresso, anche pubblicamente, critiche quando ritenevo che si stesse sbagliando: non ho mai avuto timore di dire la mia al precedente sindaco. Purtroppo, nella fase finale di quella esperienza, qualcosa si è rotto e l’amministrazione ha smesso di lavorare per il bene comune. A quel punto avevo già fatto un passo indietro. Non ho rimpianti né rimorsi, perché ogni scelta l’ho fatta pensando solo all’interesse della città. Ora ci tocca completare le tante cose belle e utili che erano state avviate e poi interrotte».

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