CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Il sindaco Piero Bitetti lo ha detto in tutte le salse e non ha smesso di farlo neanche questa mattina, martedì 22 luglio, seppure l’occasione era di tutt’altro genere ovvero la presentazione di un importante intervento sul tronco idrico-fognario in via Ciro Giovinazzi: l’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata ad Acciaierie d’Italia «è un’Aia che non ci soddisfa, è un’Aia che ci offende perché continua a violentare il territorio dal punto di vista sanitario, ambientale e occupazionale».
Parole forti ripetute a 24 ore dalla manifestazione, con sit in, in piazzetta Gandhi organizzata da Giustizia per Taranto e alla quale sono intervenute le altre associazioni ambientaliste e quelle di cittadinanza attiva nonché esponenti di Europa verde, Pd, M5S nel corso della quale le stesse hanno proclamato lo stato di emergenza democratica, sanitaria e ambientale nel territorio di Taranto e dei Comuni limitrofi.
Aia, ha ribadito il primo cittadino, contro la quale si sono espressi sia la Regione, che la Provincia di Taranto che i Comuni di Statte, «tanto – ha ricordato Bitetti – che chiedemmo il rinvio della conferenza dei servizi in attesa dell’incontro del 31 luglio sull’Accordo di programma interistituzionale». Richiesta non accolta tanto è vero che lo scorso 17 luglio il ministero dell’Ambiente e sicurezza energetica ne ha dato il via libera.
Un’Aia che va combattuta perché, ha sottolineato ancora il primo cittadino, «non garantirà quella produzione richiesta dal gestore per via delle 470 prescrizioni, che per fortuna il gruppo istruttore ha inserito. Noi puntiamo ad una decarbonizzazione progressiva e totale da raggiungere in un periodo di molto più breve (7-8 anni come riportato nella bozza di Accordo di programma, ndc) rispetto ai 13 anni previsti dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale. Noi pretendiamo – è stato perentorio Bitetti – che il tutto venga contenuto in 6 anni massimo 7. Mi permetto di ripetere il concetto perché, nel momento in cui andrà in funzione un forno elettrico, dovrà necessariamente essere spento un altoforno che, alimentato a carbone come prevede il ciclo integrale, continua ad emettere sostanze inquinanti».
Ma sull’intera vertenza ex Ilva pesa, come la spada di Damocle, la questione della presenza di una nave rigassificatrice all’interno del porto di Taranto.
E qui il sindaco è ritornato a ripetere che, innanzitutto, una nave rigassificatrice «non è sicura per un territorio sul quale insistono già una raffineria e uno stabilimento siderurgico ed un eventuale e malaugurato incidente potrebbe determinare un pauroso effetto domino con conseguenze nefaste per la popolazione tarantina. La nave rigassificatrice, inoltre – ha aggiunto ancora Bitetti – non è a impatto zero, è inquinante e situata all’interno del porto ne limiterebbe le attività commerciali dello stesso. Del resto, noi intendiamo puntare, per diversificare, sull’economia che uno scalo portuale come quello di Taranto può far ricadere sul nostro territorio».