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Che potesse essere nominata assessora nella giunta del sindaco Piero Bitetti era già nell’aria quando ancora non si sapeva chi sarebbe stato eletto alla guida dell’amministrazione comunale.

Eppure il nome di Sabrina Lincesso, un’esperienza nel campo dei Servizi sociali, cominciava a circolare già allora per rafforzarsi ancora di più una volta che Piero Bitetti, candidato del centrosinistra, le elezioni amministrative del 25 e 26 maggio (con appendice del ballottaggio dell’8 e 9 giugno) le ha vinte.

Prima degli eletti con la lista Unire Taranto, Sabrina Lincesso ha ricevuto le deleghe ai Servizi sociali e alla Politiche abitative e no, proprio non se lo aspettava dal momento che, spiega a Cronache tarantine, «questa è la mia prima esperienza politica e, devo essere sincera, non mi aspettavo neanche di essere eletta. Fino ad oggi mi ero occupata di politica solo per accrescimento personale».

Assessora Lincesso, lei adesso è chiamata ad occuparsi di due settori davvero delicati: servizi sociali e politiche abitative. Come intende muoversi soprattutto sull’ultimo versante soprattutto dopo quanto accaduto in via Giovan Giovine con famiglie evacuate da uno stabile dichiarato pericolante.

«Per l’emergenza abitativa ci sono in piedi diversi tavoli tecnici avviati in Prefettura. La mole di lavoro cui assolvere è tanta dal momento che il Comune si trova a gestire moltissimi casi di sfratti oltre a numerosi sgomberi. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza che, purtroppo, per anni è stata trascurata. Non c’è mai stata una vera e propria programmazione. Per quanto riguarda via Giovan Giovine posso dirle che alcuni nuclei familiari con minori sono seguiti dai servizi sociali mentre gran parte del numero delle famiglie è sempre seguito dai servizi sociali perché beneficiari Adi (Assegno di inclusione, ndc) e quindi già in carico al Comune».

Il problema, però, resta quello di avere un tetto stabile sopra la testa.

«Abbiamo a tutti fatto la proposta che, se riescono ad individuare una nuova abitazione con un regolare contratto di locazione, il Comune, come fa già da anni, può intervenire con contributi abitativi. Si tratta di fondi che vengono erogati direttamente ai proprietari di casa sui rispettivi conti correnti».

Ma i proprietari di case sfitte hanno risposto a queste sollecitazioni?

«Già due giorni dopo il suo insediamento il sindaco Bitetti ha predisposto una manifestazione d’interesse rivolta ai proprietari di alloggi chiedendo di collaborare con il Comune. Al momento non è ancora arrivata qualche proposta. Nel frattempo ci saranno altri incontri in Prefettura sulla problematica mentre i nuclei familiari in difficoltà abitativa vengono costantemente monitorati dai servizi sociali».

Conta di interfacciarsi con la collega Stamerra che ha la delega al Patrimonio?

«Sicuramente sì. La sinergia tra Assessorati è molto importante visto che la situazione abitativa è emergenziale. Via Giovan Giovine o la situazione delle famiglie del porto mercantile sono i casi più eclatanti. Di situazioni simili che non sono venute alla ribalta della stampa ce ne sono tantissime».

Gli enti locali sempre più spesso devono fare i conti con organici sotto dimensionati. Qual è la situazione ai Servizi sociali?

«La direzione Servizi sociali è il cuore pulsante della città perché si occupa della cura della persona per cui capisce bene l’importanza di questo settore. Dal punto di vista del personale, a breve arriveranno altre 7 unità quali funzionari assistenti sociali per cui Taranto sarà uno dei pochi Comuni in Puglia che rispetterà i livelli essenziali di prestazione (Lep, ndc) ovvero 1 assistente sociale ogni 5mila abitanti. Inoltre c’è un bando ministeriale che per Taranto ha previsto 15 unità tra amministrativi, psicologi, pedagogisti ed educatori, figure fondamentali per creare equipe all’interno dell’area tecnica. Per cui dovremmo andare a regime. Al momento ci sono 32 tecnici più una psicologa per cui con l’arrivo di ulteriori 4 unità andremo a costituire l’equipe. Il problema, però, non è tanto quello della mancanza o meno di personale».

Cioè?

«Quelle che davvero scarseggiano sono le risorse economiche. Non è stato fatto un lavoro di programmazione. Quando mi sono insediata ho trovato un assessorato… vuoto. Poiché le risorse economiche non bastano mai, punterò la mia attenzione sulla prevenzione che, troppo spesso, viene considerata un costo di bilancio ma che, in realtà, se attuata bene permette sul lungo periodo di ammortizzare i costi e di non dover intervenire a emergenza conclamata. In tal senso ho interpellato il Tribunale per i minori per realizzare un tavolo tecnico permanente che individui i bisogni in modo da intervenire preventivamente».

 

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