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Foto Studio R. Ingenito

«Il nostro compito è costruire il futuro, insieme». Piero Bitetti ha da poco preso la parola. Impeccabile nel suo completo grigio, cravatta blu su camicia bianca, detta le linee che saranno la cifra della sua consiliatura. Voce leggermente incrinata per l’emozione l’incipit è d’obbligo ovvero la gratitudine «verso chi ci ha affidato la guida di Taranto e con piena consapevolezza delle responsabilità che questo comporta».


La visione è chiara: Taranto deve essere una città giusta, sostenibile, europea, che guarda con fiducia al Mediterraneo e al futuro. Insomma parafrasando Cosimo Argentina che in un suo libro scriveva “Taranto non è in Puglia, è a Taranto”, si può dire che Taranto sarà a Taranto. Città alla quale, ha sottolineato il primo cittadino, occorre «restituire orgoglio, dignità e qualità della vita» e per farlo servirà «un progetto articolato, coerente e inclusivo, che tiene insieme cura quotidiana e scelte strategiche».
Ma è sull’ambiente e la salute che il sindaco Bitetti e la sua squadra si giocano tutti. «Non arretreremo di un millimetro sulla difesa del diritto alla salute», dice guardando negli occhi uno a uno i consiglieri di maggioranza e di opposizione, perché, aggiunge, «vogliamo una Taranto libera dalle fonti inquinanti, con una transizione industriale reale, accompagnata da un accordo di programma vincolante, un tavolo permanente di vigilanza ambientale, e il pieno coinvolgimento di cittadini e istituzioni. Lavoreremo – dice imperativo -  per la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, senza lasciare indietro nessun lavoratore».
Procede per punti spaziando dalla rigenerazione urbana e decoro, con i quartieri protagonisti attraverso «la rigenerazione urbana partecipata, nella cura del verde, nel rilancio della città vecchia, nella riqualificazione di Porta Napoli, nella creazione di laboratori zonali, e nel completamento del Piano urbanistico generale, nel segno della sostenibilità e della bellezza» a una città sempre più connessa e accessibile che, tradotto, equivale a nuova mobilità sostenibile, abbattimento delle barriere architettoniche, rilancio delle vie d’acqua, trasporto pubblico moderno e sicuro. Investiremo in piste ciclabili, collegamenti pedonali, bike sharing, ferrovie dismesse e navigabilità urbana.
Idee precise come quelle relative a cultura, università e sport. «Taranto – spiega il sindaco - sarà creativa, universitaria, sportiva: una città che produce cultura e conoscenza, che attrae studenti, ricercatori, artisti». Per questo sarà necessario «sostenere il polo universitario ionico, i giovani talenti locali, l’imprenditoria culturale, la memoria storica e i valori mediterranei. Lo sport sarà diritto e strumento di inclusione, in ogni quartiere.
Non poteva mancare il discorso legato allo sviluppo economico di una città alle prese con difficoltà sociali, con vertenze di lavoro alcune delle quali si trascinano da tanto, troppo tempo ormai. Per questo Taranto deve diventare città «dinamica e produttiva, con politiche attive per l’occupazione giovanile, incentivi per l’imprenditoria, valorizzazione del porto, della blue economy, dell’agroalimentare e del turismo». E il Comune non si tirerà certamente indietro e farà la sua parte da protagonista «nei processi di investimento pubblico e attrazione di capitali, anche grazie al Fondo sviluppo e coesione».
Non poteva mancare il welfare e qui, Bitetti è stato perentorio, «nessuno deve sentirsi solo. Rafforzeremo i servizi sociali, attueremo la legge sul “Dopo di noi”, difenderemo la gestione pubblica degli asili nido, potenzieremo le comunità energetiche per aiutare le famiglie vulnerabili, realizzeremo lo Sportello antidiscriminazione e un Emporio solidale. Ogni persona, ogni anziano, ogni giovane, ogni disabile deve sentirsi parte di questa comunità».
Ma per portare a termine tutto ciò è necessario un Comune trasparente, unito e partecipato e per fare ciò «costruiremo una macchina comunale più efficiente, digitale, inclusiva. Con assunzioni mirate, decentramento amministrativo, consulte di quartiere, sportelli territoriali. La partecipazione dei cittadini sarà costante, strutturata, verificabile. Taranto sarà una città governata con il popolo, non sopra di esso».

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