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La voce dei giovani, il loro pensiero e le loro proposte sulla tormentata vicenda Ilva non avranno diritto di cittadinanza nel Consiglio comunale monotematico di mercoledì 30 luglio convocato per discutere dell’Accordo di programma interistituzionale.

Un’esclusione che non è andata giù ai ragazzi del movimento giovanile Terra Jonica i quali contestano i criteri con i quali la conferenza dei capigruppo dello scorso venerdì 25 luglio ha deciso le modalità di accesso all’aula consiliare.
E non basta a placare la rabbia e la delusione dei ragazzi del Movimento il fatto che oggi, lunedì 28 luglio, tutti – associazioni ambientaliste, di cittadinanza attiva e movimenti – potranno partecipare nel pomeriggio  all’incontro con il sindaco Piero Bitetti perché questo sembra essere più un contentino che altro.
«Nonostante la dichiarata volontà dell’Amministrazione comunale di raccogliere le “istanze della comunità” e rappresentare le “diverse sensibilità del territorio” – scrivono in una nota al vetriolo - i criteri adottati per la selezione degli invitati al Consiglio comunale risultano escludenti verso realtà che seppur giovani  in questi anni si sono distinte per la loro proattività, per il contributo costante alla riflessione pubblica e per l’elaborazione di proposte innovative e collettive di transizione (come T.R.A.C.C.E.- Taranto rigenerata attraverso cultura comunità ecologia). Escludere il Movimento dal dibattito istituzionale – aggiungono i ragazzi di Terra Jonica - significa ignorare anche la volontà di una generazione che non protesta soltanto, ma propone, si forma e costruisce alternative concrete per il proprio futuro. Non può esserci democrazia senza ascolto, né futuro senza partecipazione – concludono - se sono poi le nuove generazioni ad essere escluse, proprio quelle a cui questo accordo di programma sta distruggendo il futuro».
E dire che proprio il movimento giovanile Terra Jonica è stato il promotore di uno studio, T.R.A.C.C.E. appunto, consegnato al sindaco Bitetti e che rappresenta un piano graduale di uscita dall’area a caldo e riconversione multifunzionale del sito. Il piano si fonda sulla formazione retribuita per i lavoratori su nuove tecnologie, normative ambientali e competenze digitali; sull’inserimento progressivo in progetti reali di bonifica, edilizia rigenerativa, logistica e servizi pubblici; sulla valorizzazione del sapere operaio attraverso percorsi di elevazione tecnica e culturale; sulla cultura industriale, turismo e spazi civici per il rilancio identitario; su servizi ecosistemici e infrastrutture verdi al posto delle servitù inquinanti; sulla creazione di un fondo pubblico-privato per la transizione occupazionale, alimentato da titoli di Stato e fondi Ue.
Al centro, il progetto StillWorks, ispirato ai casi di successo di Bethlehem (SteelStacks) e Pittsburgh (Mill 19): un’area rigenerata da 100 ettari, capace di creare nuovi posti di lavoro, attraverso cantieri verdi, distretti culturali e filiere circolari. 
«Non si tratta solo di salvare occupazione – spiegava il movimento insieme al pool di esperti del Comitato per la difesa del territorio ionico - , si tratta di liberare potenziale perché Taranto può diventare un laboratorio europeo di rigenerazione economica e culturale. Ma servono strumenti, regole chiare, e fiducia nella propria identità. Ma soprattutto serve coraggio». 
Quel che coraggio che sembra non avere la conferenza dei capigruppo.
La decisione di celebrare il Consiglio comunale ad inviti è stata spiegata nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio comunale, Gianni Liviano, ed è stata dettata dal fatto che l’Aula dell’assise cittadina non può contenere più di 30 persone tra il pubblico. Per cui la capigruppo ha optato per la presenza di 10 sindacalisti, 10 ambientalisti e 10 tra esponenti della Camera di commercio, dell’Asl di Taranto e dell’Arpa e di dare la parola ad un esponente in rappresentanza dei sindacati, ad un esponente delle associazioni ambientaliste, a un rappresentante della Camera di commercio così come per Asl e Arpa.
L’ipotesi di aprire indistintamente al pubblico è stata accantonata anche perché da parte di Prefettura e forze dell’ordine era stata avanzata l’ipotesi della celebrazione del Consiglio a porte chiuso per motivi di ordine pubblico essendo stata giudicata la delicatezza delle questioni in discussione.

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