CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
C’è qualcosa che non torna nella convulsa serata di ieri, lunedì 28 giugno. La contestazione, le dimissioni, le scene da guerriglia urbana per fortuna mai sfociate in atti ancora più clamorosi.
Certo è che impedire al sindaco di poter uscire dal portone principale di Palazzo di Città, costringendolo a farlo da una porta secondaria, è una sconfitta per tutta la città. In primis proprio per chi ha manifestato con impeto la propria rabbia.
E dire che il movimento ambientalista sembrava ricompattarsi e riannodare le fila di un discorso interrotto nel momento in cui il suo fronte si è sfilacciato dopo l’elezione del sindaco Stefàno quando tutto il mondo ambientalista, anziché fare fronte comune e presentarsi con un candidato sindaco unitario preferì procedere in ordine sparso raccogliendo solo vento.
Lo stesso vento che ieri sera ha spazzato e spezzato quanto si stava cercando di costruire: un fronte compatto tra cittadini e istituzioni per erigere insieme un muro all’interno dei palazzi romani.
Al sindaco è stato chiesto di non firmare l’Accordo di programma interistituzionale e il sindaco se lo è annotato diligentemente sui fogli mentre continuava a prendere appunti ascoltando gli interventi dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste e di cittadinanza attiva, invitati a Palazzo di Città per un confronto democratico. Al tempo stesso non avrebbe mai e poi mai potuto rispondere e dire “tranquilli non firmo” e questo per un semplice motivo: perché a deciderlo dovrà essere il Consiglio comunale, luogo deputato a farlo. Non a caso il 30 luglio l’assise cittadina si riunirà per esprimere la propria posizione sulla questione dopo aver ascoltato, per l’ennesima volta, associazioni e istituzioni scientifiche.
Per questo i contorni della feroce protesta che hanno portato Piero Bitetti, dopo neanche 40 giorni, a presentare le proprie dimissioni, sollevano dubbi e perplessità. Perché non aspettare le decisioni del Consiglio comunale? Perchè lo stesso pressing non è stato fatto quando c’era da contestare la concessione della nuova Autorizzazione integrata ambientale, e lì il sindaco ha detto un fermo “no”?
E qui una precisazione è d’obbligo. Accordo di programma e Aia sono due percorsi che, pur intrecciandosi tra loro, hanno una diversa efficacia. L’Accordo di programma è un atto di indirizzo politico che riguarda il futuro industriale dello stabilimento ex Ilva e non prevede sanzioni nel caso in cui non dovesse esserne rispettata l’osservanza. Al contrario, l’Autorizzazione integrata ambientale vincola il gestore sotto l’aspetto giuridico e riguarda la sicurezza di un’intera comunità. In caso di inosservanza di quanto previsto dall’Aia comporta sanzioni per il gestore (non a caso comprende 422 prescrizioni che andranno applicate secondo i tempi e le modalità riportati nel documento stesso) mentre il nuovo acquirente dovrà rispettarle.
Ora, in una situazione così complessa a chi giova, in questo momento storico, avere una città priva della sua guida amministrativa? Che senso ha mischiare la protesta contro l’Ilva con quella contro l’impianto di inerti che sorgerà al quartiere Paolo VI per il quale il Comune non ha voce in capitolo, in quanto l’autorizzazione è stata concessa dalla Provincia di Taranto, è un fatto che risale al 2021 e che, nel frattempo, sono scaduti i termini per presentare qualsiasi tipo di ricorso?
L’unica spiegazione è che la città davvero non ne può più di essere terra di conquista dopo essersi aggiudicata il poco ambito riconoscimento, da parte dell’Onu, di “terra di sacrificio”.
E qui deve entrare in campo la politica. I partiti devono avere il coraggio di battere un colpo. Devono avere il coraggio (qualcun altro direbbe le palle) di dire se l’Ilva la vogliono aperta o la vogliono chiusa. Se la vogliono aperta, in che modo e in che tempi renderla green; se chiuderla, come procedere sulla strada della riconversione socio-economica.
Il guaio è che, nel momento in cui scriviamo, i partiti e la politica (al di là dei soliti comunicati stampa di vicinanza) sono ancora in silenzio, lasciando il sindaco dimissionario in una solitudine imbarazzante.
Lunedì 28 luglio sulla città soffiava un vento impetuoso. C’è chi ieri ha detto che in ebraico vento si pronuncia “ruach” e significa il soffio, o respiro, di Dio. L’auspicio è che questo soffio risvegli positivamente le coscienze di tutti. Nessuno escluso.