CRONACHE TARANTINE
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Si terrà, con molta probabilità, il prossimo 11 agosto il Consiglio comunale monotematico sull’Ilva nel corso del quale i consiglieri comunali dovranno esprimersi, dopo averli dibattuti, sui punti caratterizzanti l’Accordo di programma interistituzionale.
Un passaggio importante che, qualora fosse confermata quella data (domani 5 agosto è prevista una riunione di maggioranza), cadrebbe appena ventiquattro ore prima del vertice a Palazzo Piacentini, sede del ministero delle Imprese e del made in Italy, nel corso del quale governo (Mimit, Mase, Sanità e Interno), enti locali (Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comuni di Taranto e Statte), Autorità di sistema portuale del mar Ionio, commissari straordinari di AdI e Ilva nonché Taranto Energia S.r.l. in as e AdI Energia S.r.l. in as dovranno firmare l’importante documento che, nel frattempo, come punto certo ha quello della realizzazione del piano di piena decarbonizzazione del sito tarantino.
Come si ricorderà originariamente la seduta monotematica del Consiglio comunale si sarebbe dovuta tenere il 30 luglio, un giorno prima del vertice romano (31 luglio) ma fu poi annullata in seguito alle improvvise dimissioni rassegnate dal sindaco Piero Bitetti.
Per quanto riguarda le modalità di svolgimento dell’assise cittadina, queste saranno decise dalla riunione dei capigruppo.
I consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione saranno chiamati a valutare e ad esprimersi sulle opzioni previste nell’Accordo di programma e, in base a quella che sarà la decisione, conferire un preciso mandato al sindaco in vista, appunto, dell’incontro del 12 agosto.
Due le ipotesi previste per il rilancio in chiave green dello stabilimento siderurgico di Taranto alle quali se ne è affiancata una terza presentata nel vertice del 31 luglio dal primo cittadino ionico.
La cosiddetta opzione A prevede tre forni elettrici a Taranto e quattro impianti di preriduzione (Dri, Directed reduced iron) uno dei quali a Genova-Cornigliano. A questi si aggiungerebbero quattro impianti di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (Co2). La realizzazione di questa fase comporterebbe una tempistica di 8 anni e un fabbisogno di 5,1 miliardi di metricubi di gas all’anno. È questa l’opzione che prevede il posizionamento nel porto di Taranto di una nave rigassificatrice (Frsu, Floating storage and regasification units).
L’opzione B prevede, invece, tre forni elettrici a Taranto mentre gli impianti di preriduzione verrebbero realizzati, con molta probabilità, nel porto di Gioia Tauro. Ipotesi, questa, che il ministro Urso ha rappresentato nel corso di un sopralluogo effettuato oggi, 4 agosto, nello scalo calabrese insieme al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e i sindaci di San Ferdinando e di Gioia Tauro.
Con questa opzione, il fabbisogno di gas scenderebbe a 1,4 miliardi di metri cubi di gas all’anno e verrebbe meno la necessità dell’ormeggio nel porto di Taranto della nave rigassificatrice. I tempi di realizzazione sono preventitati entro il 2032, quindi in 7 anni. Il rovescio della medaglia di questa seconda ipotesi è dato dall’impatto, fortemente negativo, sui livelli occupazionali con tutte le conseguenze del caso.
Infine c’è l’opzione C, quella messa a punto dal sindaco e dalla sua maggioranza, che prevede tre forni elettrici, un impianto Dri e uno di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Anche questa ipotesi, come l’opzione B, non prevede l’utilizzo della nave rigassificatrice mentre il fabbisogno di gas si assesterebbe intorno ai 2 milioni di metricubi annui.
Tre ipotesi in campo, dunque, sulle quali al momento è difficile scommettere su quale ricadrà la scelta finale dal momento che le distanze tra governo ed enti locali sembrano abissali. Provincia di Taranto e Comune di Statte, infatti, nel vertice del 31 luglio scorso hanno abbandonato il tavolo di confronto rifiutandosi di firmare il verbale loro sottoposto dal ministro Urso.