CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Forse sarebbe il caso che il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, sospenda in autotutela l’iter dell’avvio dei lavori per la trasformazione di palazzo d’Ayala Valva, in città vecchia, in una struttura turistico-alberghiera di alto livello con annessa caletta per l’ormeggio delle imbarcazioni da diporto.
È quanto sostiene e auspica il gruppo territoriale del M5S contrario ad una scelta che, come riportato da Cronache tarantine, è stata compiuta nel 2020 dall’allora giunta Melucci. Non solo, perché il Movimento ha dato mandato alla sua consigliera comunale Annagrazia Angolano «di procedere con una formale richiesta di accesso agli atti» riservandosi ogni ulteriore iniziativa, sia politica sia eventualmente giudiziaria, «a tutela della piena e autentica fruizione pubblica di un bene di inestimabile valore storico e culturale come Palazzo d’Ayala».
Molti sono gli interrogativi che il gruppo territoriale pentastellato solleva sulla questione: «c’è un atto del Consiglio comunale che ha autorizzato la variazione di destinazione d’uso? Chi ha disposto la modifica e con quale atto? E perché di fronte a tutto ciò, l’attuale amministrazione non interviene a sospendere gli atti amministrativi? È assurdo – aggiunge il gruppo M5S - che Soprintendenza e opinione pubblica non siano intervenuti sul tema».
Non solo perché altra richiesta avanzata è quella di verificare «se i 7 milioni di euro di fondi pubblici previsti per l’attuale progetto fossero in origine destinati al restauro conservativo di un bene a destinazione culturale, e non alla realizzazione di una struttura alberghiera privata» così come i 5 stelle ionici vorrebbero capire se ci sono possibili conseguenze architettoniche: quali sconvolgimenti subiranno le originarie strutture settecentesche del palazzo? Qual è il parere della Soprintendenza a riguardo?».
Soprintendenza che, però, all’epoca dei fatti, come dichiarato a Cronache tarantine dall’assessore ai Lavori pubblici, Lucio Lonoce, diede il suo parere favorevole.