CRONACHE TARANTINE
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L’Aia approvata lo scorso 17 luglio per lo stabilimento ex Ilva di Taranto? È in contrasto con il diritto europeo.
A dirlo è la Commissione europea nel rispondere ad una interrogazione presentata dai parlamentari europei di Alleanza Verdi e Sinistra. Risultanze spiegate nel corso di una conferenza stampa, tenutasi nella mattinata di lunedì 1 settembre nella sede tarantina di Europa Verde/AVS in via Principe Amedeo, dalla commissaria regionale del partito e già europarlamentare, Rosa D’Amato, e dal coportavoce provinciale Gregorio Mariggiò.
Una risposta, quella arrivata dalla Commissione europea, che fa ribadire ai due rappresentanti ionici di AVS che «l’area a caldo va chiusa» così come, ha precisato Mariggiò, «previsto nel programma elettorale del sindaco Bitetti avallato dall’intera maggioranza che lo sostiene».
L’interrogazione, a risposta scritta, presentata dai parlamentari europei di AVS, chiedeva se fosse valida un’Aia che includeva sì la Valutazione di impatto sanitario ma che si rifaceva ad un vecchio decreto legge del 2010. «La Commissione europea – ha spiegato Rosa D’Amato – ha confermato che la stessa direttiva europea, all’articolo 18 del decreto sulle emissioni industriali, dice che in casi particolari, e quello di Taranto lo è, bisogna abbassare i valori limiti e i controlli devono essere maggiori».
Quali controlli? Semplice, ha aggiunto la commissaria regionale AVS, quelli stessi che la Commissione ha approvato in una direttiva che si rifà alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che dimezza i valori limite ad esempio, «delle polveri sottili, dei NoX (gli ossidi di azoto, ndc), dei SoX (ossidi di zolfo, ndc). Questi sono i motivi per i quali l’Aia è illegittima».
Allora, è la domanda che sorge spontanea, perché il governo non riesce ad uniformarsi a questa direttiva europea? Perchè, ha sottolineato Rosa D’Amato, «gli impianti ex Ilva sono obsoleti e fatiscenti e questo non permette di poter rispettare quanto previsto a tutela del diritto alla salute. Del resto lo dimostrano le Valutazioni del danno sanitario di Arpa, Aress e Asl e il parere dell’Iss sulla Vis presentata da Acciaierie d’Italia. Per questo continuiamo a ribadire la chiusura al più presto dell’area a caldo, altro che revamping dei tre altoforni». Così come è da rispedire al mittente «la presenza della nave rigassificatrice che, poi, è quello che veramente interessa al governo forse per via di trattati internazionali sottoscritti con molta probabilità con gli Stati uniti d’America».
Incassata la risposta della Commissione europea, AVS non si ferma nella sua azione. «Chiederemo alla Commissione europea – ha fatto sapere Rosa D’Amato – una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia che rischia, quindi, un nuovo deferimento alla Corte di giustizia europea e ulteriori sanzioni per violazione della normativa ambientale».
In altre parole e secondo le tesi di D’Amato e Mariggiò, il governo Meloni «sta tentando di far passare per “legale” un’Aia che è in palese contrasto con il diritto europeo. La risposta della commissaria Roswall è chiarissima: l’Italia non può rinviare la tutela della salute a dopo il 2026, data di recepimento della nuova direttiva europea. A Taranto, in particolare, le misure di contenimento delle emissioni andavano adottate subito, come imposto sia dalla direttiva Ied (la normativa sulle emissioni industriali, ndc) che dalla Corte di giustizia europea».
Soddisfazione per la risposta arrivata dalla Commissione europea è stata espressa dall’assessora comunale all’Ambiente, Fulvia Gravame, presente alla conferenza stampa. «Il nostro ruolo – ha detto Gravame – è quello di difendere la salute e l’ambiente di chi lavora a Taranto. Questa risposta – ha concluso – dice che occorre applicare standard più rigorosi delle direttive approvate durante l’ultimo mandato del parlamento europeo. Cosa che non è stata fatta nell’ultima Aia approvata a luglio».