CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Non si è fatta attendere la replica del ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, e di quello dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, alle dichiarazioni della commissaria regionale e già europarlamentare di Europa verde/Alleanza verdi e Sinistra, Rosa D’Amato, secondo la quale dalla Commissione europea è arrivata una sostanziale bocciatura all’Autorizzazione integrata ambientale per l’ex Ilva di recente approvazione da parte del governo.
I due ministri, infatti, parlano di notizia infondata e precisano che la Commissione europea ha solo risposto ad una interrogazione degli europarlamentari di AVS e che con la risposta è stato chiarito che l’Aia, rilasciata lo scorso 17 luglio, è stata emessa nel rispetto delle direttive 2008/50/CE e 2004/107/CE, tuttora in vigore e che a modificare la normativa esistente è la nuova direttiva 2024/2881 che, però, sarà applicabile soltanto alle procedure avviate dopo l’11 dicembre 2026.
Come si ricorderà, l’interrogazione, a risposta scritta, presentata dai parlamentari europei di AVS, chiedeva se fosse valida un’Aia che includeva sì la Valutazione di impatto sanitario ma che si rifaceva ad un vecchio decreto legge del 2010. «La Commissione europea», ha spiegato Rosa D’Amato nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella mattinata dell’1 settembre, «ha confermato che la stessa direttiva europea, all’articolo 18 del decreto sulle emissioni industriali, dice che in casi particolari, e quello di Taranto lo è, bisogna abbassare i valori limiti e i controlli devono essere maggiori».
Ora la precisazione del governo attraverso i ministri Urso e Pichetto Fratin che punta a riportare nei giusti canali l’intera vicenda. Lo stesso ministro dell’Ambiente, inoltre, non più di due giorni fa, intervenendo a La Piazza, annuale iniziativa organizzata a Ceglie messapica da Affariitaliani.it, è tornato a parlare del recente via libera alla nuova Autorizzazione integrata ambientale rilasciata per lo stabilimento di Taranto. In particolare il ministro Pichetto Fratin, sollecitato a proposito del ricorso al Tar contro il provvedimento annunciato nei giorni scorsi dalle associazioni ambientaliste tarantine, ha affermato che tutto l’iter è stato oggetto di una valutazione meticolosa fatta da una commissione indipendente ma che, ha aggiunto, in virtù della nuova gara di vendita «potrà essere rivista rispetto a quelli che saranno i nuovi modelli di intervento».
Ma per Rosa D’Amato e Gregorio Mariggiò, rispettivamente commissaria regionale e coportavoce provinciale di Europa verde/Alleanza Verdi e Sinistra, quella del Mimit «è una risposta a metà» perché al Ministero «leggono solo una parte della risposta della Commissione europea».
Nel premettere che il Ministero competente per il rilascio dell’Aia all’ex Ilva di Taranto è quello dell’Ambiente e della sicurezza energetica, «e non il ministero delle Imprese e del made in Italy», D’Amato e Mariggiò sottolineano che «è vero che la Commissione europea ha ricordato, rispondendo alla nostra interrogazione, che l’Aia di luglio è stata rilasciata in base alle direttive vigenti» ma è anche vero che «la la risposta completa della Commissione sottolinea chiaramente che l’articolo 18 della Direttiva sulle emissioni industriali impone già ora di adottare limiti più severi quando necessario. A Taranto questo è necessario per rispettare le norme di qualità ambientale, come confermato dalla Corte di Giustizia (C-626/22)».
I valori della nuova Direttiva 2024/2881, che recepisce le linee guida OMS 2021, aggiungono i due esponenti di Ev/Avs, «sono già parte integrante delle norme di qualità ambientale e devono orientare le autorizzazioni subito, non dopo il 2026. Bruxelles – continuano - ha ricordato che a Taranto le misure supplementari andavano adottate subito e nel contesto della procedura di infrazione INFR (2013)21777» tanto che il 7 maggio 2025 «ha inviato all'Italia una seconda lettera di costituzione in mora complementare. La vera domanda però – concludono D’Amato e Mariggiò - resta un’altra: il governo? Aveva due mesi di tempo: ne sono già passati quattro».