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«La Puglia fanalino di coda nell’assistenza sanitaria territoriale. Lo certifica Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Nella nostra regione, su 123 Case della Comunità programmate, ne risulta attiva solo una, secondo i dati del monitoraggio relativo al primo semestre di quest’anno. In Puglia attualmente nessuna struttura offre tutti i servizi obbligatori previsti, compresa la presenza medica e infermieristica».


Ad affermarlo è il consigliere regionale Antonio Scalera che aggiunge come nella nostra regione «gli Ospedali di Comunità attivi sono solo sette su una programmazione dei Contratti istituzionali di sviluppo che ne prevedono 38 entro la fine del 2026. La Puglia – ha proseguito Scalera - deve ancora affrontare, oltre che la questione legata alla realizzazione del programma dei contratti, quella di offrire personale medico ed infermieristico all’interno della Case e degli Ospedali di Comunità per garantire un’assistenza completa ed efficiente. Tutto ciò – ha concluso il consigliere regionale tarantino della Lega - evidenzia, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, i gravi ritardi di un governo regionale di centro sinistra che, in tutti questi anni, non è riuscito ad intraprendere un percorso mirato ad una sanità più vicina alle esigenze dei cittadini e alle richieste dei territori».
Rilievi ai quali, però, hanno fatto da contrappeso le dichiarazioni  dell'assessore alla Sanità della Regione Puglia, Raffaele Piemontese, e del direttore del dipartimento Promozione della Salute e del Benessere animale della Regione Puglia, Vito Montanaro.
«I dati diffusi dal monitoraggio Agenas del primo semestre 2025, secondo i quali in Puglia risulterebbe attiva una sola Casa della Comunità sulle 123 previste e sette Ospedali di Comunità, non rispecchiano lo stato effettivo di avanzamento degli interventi», hanno risposto ad una voce Piemontese e Montanaro.
«Innanzitutto – specificano -, il numero corretto delle strutture assegnate alla Puglia con il Decreto ministeriale 22 gennaio 2022 è di 120 Case di Comunità e 31 Ospedali di Comunità. Inoltre, il monitoraggio Agenas considera come “attive” esclusivamente le strutture già dotate di almeno un servizio funzionante, senza tener conto delle opere in corso né delle obbligazioni giuridicamente vincolanti già sottoscritte, ossia degli interventi per cui le opere si sono già concretamente avviate».
Per cui, sostengono Piemontese e Montanaro, le attività programmate in Puglia «sono in linea con la pianificazione e procedono secondo le tempistiche concordate. Alcuni cantieri hanno registrato ritardi dovuti alle difficoltà operative delle imprese selezionate da Invitalia ma tali criticità risultano in gran parte già assorbite o in via di completo recupero».
A riprova di quanto sostenuto, Piemontese e Montanaro citano i dati ufficiali trasmessi all’Unità di Missione «che dimostrano che la Regione Puglia ha già avviato lavori e sottoscritto obbligazioni giuridicamente vincolanti per la quasi totalità degli interventi. Questo significa che non vi è alcun rischio di perdita dei finanziamenti e che gli obiettivi saranno raggiunti nei tempi stabiliti».
Piemontese e Montanao ricordano, infine, che, a seguito della decisione dell’Ecofin del dicembre 2023, «il target europeo è stato rimodulato: ribaltando la percentuale di rimodulazione per la Puglia si tratta ora di 93 Case di Comunità e 29 Ospedali di Comunità, obiettivi che la Regione è pienamente in grado di conseguire entro il 2026».

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