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Dopo il blocco della petroliera Seasalvia il 25 settembre, anche il 26 sera e nella serata del 27 lavoratori e cittadini sono tornati davanti alle banchine per fermare il rifornimento di greggio destinato all’aviazione militare israeliana.


È inaccettabile -scrivono in una nota i consiglieri di maggioranza del Comune di Taranto- che il nostro porto e gli impianti industriali del territorio, a partire da Eni, siano coinvolti in operazioni che alimentano conflitti armati. La comunità di Taranto, già gravata da decenni di sacrifici ambientali, non può essere associata a traffici che colpiscono civili e violano il diritto umanitario.
Chiediamo al Governo -prosegue la maggioranza- di fare chiarezza sulle destinazioni e alle aziende che operano sul nostro territorio, Eni in primis, di assumersi la responsabilità di non prestarsi a forniture che trasformano Taranto in un corridoio di guerra.
Il porto e il polo industriale di Taranto devono servire la pace, il lavoro dignitoso e la transizione ecologica, non i bombardamenti. La nostra città rifiuta ogni complicità.

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