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Foto Studio Ingenito

 

La decisione di Renexia di localizzare a Vasto (Abruzzo) il progetto per la fabbrica di turbine eoliche – un investimento di circa 500 milioni di euro e 1.500 posti di lavoro – rappresenta per Taranto «una grave occasione mancata».


Non le manda a dire Gianni Cataldino. L’assessore al Coordinamento dell’azione di governo, è critico sulla decisione del gruppo Toto di aver lasciato cadere l’opportunità di realizzare a Taranto le turbine che andranno ad alimentare il parco eolico flottante al largo di Trapani, pur avendo considerato valida l’area dove far sorgere i capannoni, preferendo l’Abruzzo.
«La città che ha ospitato il primo parco eolico marino d’Italia era il luogo naturale per consolidare una filiera industriale innovativa e sostenibile, con ricadute occupazionali e industriali di grande rilievo», fa presente Cataldino che constata come anche per Renexia la città dei due mari continua ad essere associata «alle produzioni più energivore e impattanti, riservando altrove gli investimenti industriali più innovativi e sostenibili» dal momento che l’azienda che fa capo a Riccardo Toto su Taranto «propone progetti di tutt’altro segno: una centrale termoelettrica da 600 MW, tre forni elettrici per l’ex Ilva, e attività di carpenteria metallica pesante».
Certo, aggiunge l’assessore comunale, non si possono negare le difficoltà del porto di Taranto. «Concessioni non pienamente operative, ritardi infrastrutturali e incertezze sulla disponibilità di spazi – sottolinea Gianni Cataldino - hanno inciso sulla competitività dello scalo e hanno certamente pesato sulla decisione dell’azienda. Ma non si può ridurre tutto a questo: pesa anche l’assenza, negli anni passati, di una strategia che indirizzasse lo sviluppo del territorio verso una filiera industriale green e ad alto contenuto tecnologico».
A ciò Cataldino aggiunge la necessità di una strategia industriale nazionale chiara: «mentre il Governo ha riconosciuto con decreto il porto di Taranto come hub strategico per l’eolico offshore galleggiante – ricorda l’esponente della giunta Bitetti -, a oggi non si vedono investimenti né misure concrete per renderlo realmente operativo e attrattivo». Da qui l’urgenza di affrontare con serietà le criticità del porto, di rendere effettivo il progetto dell’hub offshore e di garantire che il territorio sia sede di investimenti sostenibili, innovativi e capaci di creare lavoro qualificato-
«L’amministrazione comunale – conclude Cataldino - continuerà a esercitare con determinazione il proprio ruolo istituzionale per rappresentare le istanze della città davanti a Governo e aziende, chiedendo un reale riequilibrio delle scelte industriali che riguardano Taranto».
Intanto sulla vicenda si registra un’iniziativa parlamentare portata avanti dal vicepresidente del M5S, sen. Mario Turco, il quale nella giornata del 30 settembre ha depositato  un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, «per chiedere spiegazioni sulla decisione di Renexia di abbandonare Taranto e dirottare in Abruzzo il progetto da 500 milioni per la realizzazione di una fabbrica per la produzione di turbine eoliche flottanti, con una prevista ricaduta di 1.500 posti di lavoro».
Si tratta, ribadisce Turco di un’occasione storica persa per Taranto «che aveva già trovato le sue linee di indirizzo strategiche e d’investimento durante il governo Conte II e che nel 2024, con il protocollo d’intesa firmato dal Mimit, avrebbe potuto consolidarsi. Il governo Meloni – rincara la dose il parlamentare tarantino -  non ha saputo dare risposte alle necessità industriali dell’azienda, determinando così la fuga di un investimento che avrebbe rilanciato il porto, la filiera delle rinnovabili e l’occupazione ionica, anche attraverso il reimpiego di circa 300 lavoratori ex Tct». 
Per questo Turco chiede ai ministri Urso e Salvini «di chiarire le responsabilità di questa vicenda e di indicare quali iniziative urgenti intendano adottare per rilanciare il porto di Taranto e renderlo finalmente competitivo nell’attrazione di investimenti strategici per rilanciare i traffici commerciali, oramai a zero».

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