CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Ricorso al Tar per impugnare l’Aia rilasciata all’ex Ilva? No, grazie. Il Consiglio comunale rispedisce alla mittente consigliera comunale del M5S, Annagrazia Angolano, la mozione presentata in merito dopo avergliene detto di cotte e di crude.
Del tipo che i contenuti della mozione sono da propaganda elettorale, privi di proposte e di considerazioni tecniche oggettive.
Gli unici, alla fine di un estenuante dibattito sospeso in più di un’occasione dalle rimostranze del pubblico presente ai lavori (fino al punto da indurre il presiedente del Consiglio comunale a chiedere l’intervento della Polizia locale chiedendo lo sgombero dell’Aula) a votare a favore con la consigliera Cinque stelle sono stati i consiglieri Luca Contrario e Antonio Lenti (entrambi della maggioranza di governo), Mirko di Bello dell’opposizione mentre altri due componenti la maggioranza, Enzo Di Gregorio e Virginia Galeandro, si sono astenuti.
Alla fine, ad avere il via libera è stata la controproposta presentata dalla maggioranza passata con 19 voti a favore, 4 contrari (Annagrazia Angolano del M5S e Luca Lazzàro, Giampaolo Vietri e Tiziana Toscano di Fratelli d’Italia) e l’astensione del dem Luca Contrario, del verde Antonio Lenti e di Mirko Di Bello del movimento Con Di Bello.
Una lunga giornata che ha fatto registrare la presenza, sui temi legati all’ex Ilva, di due anime all’interno della maggioranza anche se Luca Contrario, che ha votato sì perché si ricorra al Tar contro l’Aia, ha ribadito al sindaco che «Piero siamo convintamente con te e sosteniamo il tuo coraggio».
Tutto mentre giù, davanti al portone di Palazzo di Città, esponenti di associazioni ambientaliste e di cittadinanza attiva contestavano aspramente al grido di “dimissioni, dimissioni” e “assassini, assassini”. E l’accoglienza che consiglieri comunali e assessori hanno ricevuto all’uscita del Palazzo, una volta conclusasi la seduta di oggi, lunedì 13 ottobre, del Consiglio comunale, non è stata certamente rosa e fiori perché i toni sono stati molto al di sopra delle righe soprattutto nei confronti di chi aveva votato no al ricorso al Tar.
Per cui sulla situazione dello stabilimento siderurgico ex Ilva e sulla posizione in merito all’Aia, all’area a caldo e al futuro industriale della città, la posizione il Consiglio comunale impegna il sindaco a ribadire al Governo la richiesta di nazionalizzazione della fabbrica siderurgica, quale unica via per garantire una gestione pubblica trasparente, unitaria e realmente orientata alla
decarbonizzazione e alla sicurezza; a richiedere formalmente al Governo e al ministero dell’Ambiente la chiusura dell’area a caldo e la progressiva dismissione delle principali fonti inquinanti, con tempi certi e investimenti pubblici per la riconversione produttiva e ambientale del sito; a promuovere un tavolo permanente di confronto tra istituzioni locali, Governo, Regione Puglia, sindacati, università e mondo produttivo per definire il cronoprogramma della transizione
industriale di Taranto; a sollecitare il completamento delle infrastrutture strategiche (autostrada e aeroporto) e il potenziamento del porto come hub per l’innovazione e la logistica sostenibile; a difendere con fermezza il diritto della città di partecipare attivamente alle scelte che riguardano il proprio futuro ambientale, industriale e sociale; richiedere ufficialmente la venuta della presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni a Taranto per affrontare in loco, con la città e le istituzioni, la questione Ilva e presentare un piano concreto di rinascita industriale, occupazionale e ambientale; promuovere d’intesa con le forze sociali e civiche una giornata di mobilitazione e di blocco simbolico della città quale atto di dignità collettiva.
Quindi no al ricorso al Tar ma il dato che è emerso è che all’interno della maggioranza non tutti, sulla questione, parlano la stessa lingua. Non a caso poco prima dell’inizio della seduta del Consiglio (durato alla fine 9 ore) c’è stata un’ulteriore riunione di maggioranza last minute dai toni molto accesi. Sia ben chiaro, nessuna spaccatura anche se il fatto che il consigliere comunale dei Verdi, Antonio Lenti, abbia votato a favore del ricorso al Tar pur esprimendo in giunta l’assessore all’Ambiente qualche domanda la pone.
Alla base del no, comunque, sia i consiglieri contrari al ricorso al Tar che lo stesso sindaco Bitetti, hanno ribadito che proporre oggi un ricorso all’Aia, dopo averla già contrastata e bocciata, significherebbe offrire al Governo un alibi politico e mediatico, consentendogli di attribuire al Comune di Taranto la responsabilità di un eventuale default industriale. Tale scelta rischierebbe di escludere la città e le sue istituzioni dai processi decisionali, rendendo Taranto spettatrice passiva del proprio destino industriale e ambientale mentre il Comune deve invece mantenere una posizione ferma, coerente e propositiva, volta a promuovere un nuovo modello di sviluppo industriale fondato sulla tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro.
«La salute dei tarantini – ha sostenuto il sindaco Bitetti – è sempre stata messa al primo posto e continueremo con questo intento ben saldo. E lo faremo con onestà intellettuale, coraggio e visione, prendendo decisioni che non hanno nulla a che vedere con la propaganda politica ma con atti di indirizzo chiari e spiegabili».
L’unico ricorso al Tar votato all’unanimità è stato quello contro il Paur (il Provvedimento unico autorizzatorio regionale) che ha dato il via libera alla realizzazione del dissalatore sul fiume Tara.