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Una legge speciale per Taranto che, prevedendo leggi sul lavoro usurante, legge amianto, pre-pensionamento per amianto e lavoro usurante, incentivi all’esodo ed una clausola speciale per nuovi insediamenti, accompagni i lavoratori ex Ilva in un cambiamento epocale che veda come fine ultimo una politica industriale fatta su misura per Taranto, per una riconversione economica, per la tutela della salute e garanzie occupazionali.


A lanciare la proposta è stata Europa verde/Alleanza Verdi e Sinistra e lo ha fatto per il tramote di Rosa D’Amato, commissaria regionale del partito, nel corso di un incontro tenutosi nella mattinata di ieri, domenica 19 ottobre, nel salone del Centro polivalente “Giovanni Paolo II” al quartiere Tamburi. Incontro al quale sono intervenuti rappresentanti del sindacato ma anche lavoratori e cittadini.
«Quelli che oggi andremo a valutare – ha spiegato in apertura di lavori Gregorio Mariggiò, coportavoce provinciale di Europa Verde/AVS - saranno punti di vista che noi ecologisti abbiamo sempre evidenziato come principali per un “piano Taranto” che già nel 2012/13 portavamo all’attenzione della città, dei lavoratori, dei sindacati e della politica.
E la decarbonizzazione dello stabilimento ex Ilva di Taranto è stato al centro della discussione dal momento che creerà, inevitabilmente, perdita di posti di lavoro. «Consapevoli  che il cammino è impervio – ha aggiunto Rosa D’Amato – ci vogliamo concentrare sulla possibilità di poter usufruire di alcuni fondi europei come il Jtf e il Feg (strumento dell'Unione Europea che fornisce assistenza a lavoratori licenziati a causa di ristrutturazioni aziendali significative, che possono derivare dalla globalizzazione o da altre crisi economiche, ndc), affinchè la ricollocazione dei lavoratori e la loro rinnovata professionalità, possa accompagnare prima l’uomo e successivamente il lavoratore».
Gli interventi dei rappresentanti di sindacati, hanno messo in luce una costante quanto reale preoccupazione e situazione contingente: la tutela della salute sempre più compromessa per un lavoro che ormai non rappresenta più gli enunciati della Costituzione italiana. 
«Come AVS – hanno poi concluso D’Amato e Mariggiò - rinnoviamo, pertanto, tavoli di confronto sano e produttivo nei prossimi giorni affinchè la città tutta, dalle istituzioni locali e tutti gli stakeholder pretendano assieme un futuro possa dare garanzie migliori ai cittadini e al territorio».
Per il segretario provinciale di Confartigianato Taranto, Fabio Paolillo, perché si possa parlare di transizione ecologica e, soprattutto, realizzarla «servono soldi veri e non slogan». Per questo motivo l’associazione datoriale degli artigiani  chiede chiarezza su risorse e tempi per la decarbonizzazione dell’ex Ilva e propone un piano concreto di riqualificazione dei lavoratori, coinvolgendo le piccole imprese del territorio.
Tanto più, fa presente Paolillo, che l’esito della gara di vendita dell’ex Ilva ha confermato che così com’è, lo stabilimento non lo vuole nessuno. «E nessun investitore – conclude Paolillo - oggi è disposto a mettere le risorse necessarie per decarbonizzare un impianto obsoleto mantenendo dimensioni e livelli occupazionali attuali».

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