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La sensazione è che sulla vertenza ex Ilva il governo abbia perso la bussola e non sappia più che pesci prendere.

È questo in sintesi il ragionamento alla base dell’intervento della segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, nel corso del breve incontro avuto con le delegazioni di Fim, Fiom e Uilm autoconvocatisi ieri, martedì 27 ottobre, a Roma davanti Palazzo Chigi per protestare contro lo spostamento al prossimo 11 novembre del vertice calendarizzato, in un primo momento, proprio per la giornata del 28 ottobre.

Incontro che i sindacati hanno avuto con i parlamentari del gruppo Pd della Camera.

«Abbiamo un governo che passa facilmente dalla sovracomunicazione al nascondere un tema», ha detto la segretaria dem che ha ribadito, sulla scorta di quanto ascoltato dai segretari generali dei tre sindacati di categoria dei metalmeccanici, che «se non si prende lo Stato la responsabilità di gestire l’ex Ilva non ci saranno altri a farlo» e che la cassa integrazione «non può essere una prospettiva perché sarebbe una prospettiva non dignitosa soprattutto quando va avanti da anni e non lascia sperare che la situazione possa cambiare. È evidente che, così, i lavoratori sono mortificati tanto più che siamo di fronte ad una situazione a perdere se non si trovano le soluzioni adeguate anche perché – ha aggiunto ancora Elly Schlein – se continua ad essere fermo per un’altra settimana l’altoforno 4 si arriverà sempre a un passo più vicino al momento in cui diranno che chiuderà anche quello».

E sul fatto che il ministro Urso ha sempre sostenuto la necessità della presenza di una nave rigassificatrice nel porto di Taranto altrimenti Baku Steel si sarebbe disimpegnata dall’acquisizione degli stabilimenti del gruppo, la segretaria dem è stata tranchant: «dopo le numerose interlocuzioni avute con il ministro e con Eni per vedere se è mai possibile che non ci siano alternative alla nave visti i tempi a disposizione dal momento che per costruire il primo Dri occorrono 3/4 anni, onestamente oggi mi chiedo se Baku ci sia mai stata davvero perché si è passati velocemente a dire che occorreva rifare il bando di gara perchè ci siamo accorti che quello di prima aveva dei problemi e che, quindi, c’era da porre rimedio al fatto che l’azienda azera già non c’era più».

Ecco perché, ha detto la Schlein ai sindacati, si deve tornare alla soluzione dell’ingresso dello Stato con la nazionalizzazione «anche temporanea ma se lo Stato questa responsabilità non se la prende non troveremo un privato disposto ad accollarsi l’ex Ilva».

Insomma, la sensazione ricavata dall’intero Pd con l’evolversi settimana dopo settimana della situazione è che ci si trova di fronte «a tanto fumo e niente arrosto» così come i continui rinvii degli incontri da parte del governo rafforzano il convincimento «che si stia buttando la palla in tribuna» per non parlare del fatto che in Finanziaria c’è il rischio del taglio di 300 milioni sul Dri «cioè dell’unica cosa certa prodotta dopo lunghe discussioni con i lavoratori e davanti alla città. Se non si fa una programmazione seria  – ha poi concluso la segretaria nazionale Pd – non è che questa storia si può trascinare per altri 12 anni ma rischia di finire malissimo adesso e questo non lo possiamo permettere. Facciamo insieme la battaglia in Europa per avere dai fondi del Jtf dei pezzi che servono per accompagnare la decarbonizzazione con una gestione nazionalizzata che può aprire la porta il giorno dopo a nuovi investitori privati. Adesso non ci sono più alibi. Non li hanno i ministri  non li ha la stessa premier Giorgia Meloni. È tempo di assumersi le responsabilità».

 

Ex Ilva, Usb: “Le soluzioni per i lavoratori prima di tutto, serve un tavolo decisivo che scelga la nazionalizzazione”

«Il tavolo svoltosi oggi (martedì 28 ottobre, ndc) a Palazzo Chigi ha confermato ciò che temevamo: un incontro privo di reale capacità di decisione politica, convocato senza la presenza dei ministri competenti e dunque incapace di offrire risposte concrete ai lavoratori e ai territori».
A sostenerlo è l’Usb che ha scelto di presenziare con una delegazione di rappresentanza istituzionale e simbolica, per rispetto verso la convocazione, ma anche per ribadire la distanza da un metodo «che continua a produrre rinvii e dichiarazioni senza alcun atto concreto. In queste ore si parla molto di “responsabilità” e di “sfide comuni”. Noi crediamo che la prima e più urgente responsabilità sia mettere subito in sicurezza i lavoratori e le loro famiglie, invertendo lo schema: le soluzioni per i lavoratori devono venire prima di tutto, non dopo gli interessi industriali o finanziari».
Usb da anni sostiene una posizione: la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia «che è l’unica via per salvaguardare l’occupazione, garantire una vera transizione industriale e ambientale, e restituire al Paese la sovranità su un settore strategico. Chiediamo – conclude il sindacato di base - che il prossimo incontro dell’11 novembre sia un tavolo davvero decisivo, con la presenza dei ministri competenti e con risposte concrete sulle nostre proposte: la tutela dei lavoratori, gli strumenti per accompagnare la transizione, e i percorsi destinati ai lavoratori diretti, dell’appalto e di Ilva in amministrazione straordinaria. Non servono più appelli generici alla responsabilità: serve che la politica si assuma la propria, ora».

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