CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
La sua vittoria alle elezioni regionali ha scelto di festeggiarla con parole che hanno il sapore di un racconto intimo e collettivo.
Antonio Decaro è il nuovo presidente della Regione Puglia. Raccoglie il testimone lasciatogli da Michele Emiliano che la Regione l’ha amministrata per dieci anni subentrando all’altra decennale esperienza di governo targata Nichi Vendola.
Una vittoria annunciata ma che è andata oltre le più rosee previsione. Oltre il 65% dei pugliesi ha deciso che doveva essere lui il presidente della Regione Puglia tanto che in alcune province, come Foggia, le percentuali lo hanno premiato anche con il 70 e più percento dei voti.
Allo sfidante Luigi Lobuono, alfiere di un centrodestra partito, forse, con eccessivo ritardo – anche se il confronto con chi ha spopolato alle ultime elezioni Europee sembrava impari sin dall’inizio – si è dovuto accontentare di circa il 32% dei consensi.
Nel suo primo discorso da governatore, ha ringraziato i candidati avversari per il rispetto dimostrato durante la campagna elettorale: «abbiamo dimostrato che si può fare politica senza urlare e senza litigare, proponendo le proprie idee e rispettando quelle degli altri».
Il nuovo presidente ha poi rivolto un pensiero ai cittadini pugliesi, «tutti, anche quelli che non mi hanno votato», raccontando il viaggio che lo ha portato dal Gargano al Capo di Leuca, dall’Adriatico allo Ionio.
«Ovunque – ha detto ancora Decaro - ho trovato mani tese, sorrisi e affetto. Mi hanno fatto innamorare ancora di più di questa terra, la mia terra, dove ho avuto la fortuna di nascere».
Decaro ha ricordato i luoghi simbolo della sua campagna elettorale: «ho iniziato in una piantagione di cotone a San Marco in Lamis e ho concluso in un’azienda di Presicce-Acquarica che produce pasticciotti leccesi esportati in tutto il mondo. È stata un’esperienza bellissima».
Il risultato, ha ammesso, è stato «straordinario, oltre ogni aspettativa» ma porta con sé il peso della responsabilità. «Festeggerò stasera – lunedì 24 novembre, ndc) - ma da domani mi metterò a lavorare. Devo meritarmi la fiducia di chi mi ha votato e recuperare quella di chi non lo ha fatto, soprattutto di chi ha scelto di non andare alle urne. Per me l’astensionismo non è colpa dei cittadini ma della politica che non si interessa abbastanza di loro».
Il presidente ha poi delineato la sua idea di governo: «la politica non serve a costruire correnti o a distribuire posti di potere. Serve a dare risposte concrete: acqua agli agricoltori, case alle giovani coppie, riduzione delle liste d’attesa per le quali «chiederò a tutte le strutture sanitarie pubbliche, e a quelle private convenzionate, di stare aperti fino alle ore 23 e di stare aperte anche il sabato e la domenica: lo fanno – ha aggiunto - già alcune strutture sanitarie pubbliche e siccome nell'unico slogan che ho usato in campagna elettorale, che è “Tutta la Puglia”. Se lo fa un Asl lo può fare tutta la Puglia. Questo farò ogni giorno dei prossimi cinque anni».
In un passaggio particolarmente intenso, Decaro ha citato una canzone di Lucio Corsi, confessando di non voler apparire come un “duro” o un “lottatore di sumo”. «Ho le mie fragilità, non me ne vergogno. Rivendico le mie emozioni, anche le lacrime che ho versato durante la campagna elettorale. È di fragilità che mi devo occupare: fragilità economiche, sociali e umane»
Infine, il momento più personale: la dedica alla figlia più piccola, Chiara. «Un giorno, vedendomi triste, mi ha detto: papà, mi dicono che anche quando dovevi diventare sindaco avevi paura, non lo volevi fare. Poi hai detto che era il mestiere più bello del mondo. Magari ti succederà la stessa cosa da presidente della Regione. Questa vittoria è per lei».