CRONACHE TARANTINE
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La gestione del dossier ex Ilva da parte del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, è diventata il terreno di scontro politico più acceso in città.
A puntare il dito è Luca Lazzàro, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, che non usa mezzi termini: “La leadership del sindaco è ormai il simbolo di un atteggiamento incerto, contraddittorio e politicamente inaffidabile. Taranto non può più permettersi simili ambiguità di fronte alla più grande vertenza industriale d’Europa”.
Il riferimento è alla firma apposta da Bitetti lo scorso 10 dicembre al verbale del Consiglio di Fabbrica, insieme ai segretari territoriali e alle Rsu di Fim, Fiom, Uilm e Usb, agli enti locali e al presidente della Regione Michele Emiliano. “Quella firma non è un atto simbolico – sottolinea Lazzàro – ma un impegno politico preciso verso un assetto industriale basato su tre forni elettrici e quattro impianti DRI, con il gas quale elemento strutturale del processo produttivo. È, nei fatti, la riproposizione del piano avanzato dal ministro Urso, che Bitetti e la sua maggioranza avevano clamorosamente respinto in estate”.
Eppure, a distanza di pochi giorni, il sindaco ha ridimensionato quell’atto, definendolo un “momento di sintesi” e parlando di “ipotesi C estiva”. Una versione che, secondo Lazzàro, “smentisce i documenti ufficiali e collide con le posizioni dei suoi stessi alleati. In sostanza, Bitetti oggi accetta un piano che lui stesso aveva respinto lo scorso luglio. È un gioco dell’oca politico che produce solo ritardi e danni, mentre migliaia di lavoratori restano appesi a una cassa integrazione senza prospettiva”.
Il consigliere di Fratelli d’Italia richiama anche altri episodi di quella che definisce “ambiguità politica” del primo cittadino. “Sul porto di Taranto la mancanza di certezze ha già prodotto effetti irreversibili: Renexia, a fine settembre, ha abbandonato il progetto da 500 milioni di euro per una fabbrica di turbine eoliche offshore, che avrebbe garantito 1.500 posti di lavoro e il reimpiego di 300 ex lavoratori TCT. La società ha scelto Vasto, in Abruzzo, a causa di ritardi e concessioni bloccate”.
Resta poi il nodo del gas, cruciale per il futuro della siderurgia. “Bitetti ed Emiliano parlano genericamente di reperibilità in tanti modi evocando soluzioni onshore e il potenziamento del Tap ma i numeri forniti dal ministro Urso sono inequivocabili: tre forni elettrici e quattro Dri richiedono circa 4,4 miliardi di metri cubi di gas all’anno, un fabbisogno che le infrastrutture terrestri attuali non possono garantire”, osserva Lazzàro.
Intanto incombono le scadenze dei commissari e le offerte vincolanti di Flacks – “8.500 occupati, 4 milioni di tonnellate annue, 5 miliardi di investimenti e una partecipazione statale al 40%” – e di Bedrock.
Per Lazzàro, Taranto non può più vivere di rinvii e retromarce: “Non è accettabile firmare atti formali e poi ridurli a pacche sulle spalle dei sindacati per tenere insieme una maggioranza allo sbando. Se Bitetti non è in grado di governare una vertenza epocale come quella dell’ex Ilva, abbia almeno il coraggio politico di fare un passo indietro e lasciare la guida della città a chi ha una visione chiara su reindustrializzazione, tutela della salute e diritto al lavoro”.