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Foto Studio R. Ingenito

Cinque ore di discussione serrata, con scambi di accuse reciproche, per poi approdare all’approvazione di un documento, ribattezzato Patto di civiltà per Taranto, che ha visto i gruppi di opposizione (ad eccezione del consigliere di Riformisti per Taranto-Psi, Gianni Azzaro) abbandonare l’aula nel tentativo, giudicato maldestro dalla maggioranza, di far venir meno il numero legale.

Patto che è stato comunque approvato con 15 voti favorevoli e l’astensione di Azzaro che ha motivato la sua scelta perché ha reputato gli emendamenti presentati, e poi assorbiti nel documento finale, in continuità con l’azione di risanamento dei conti della ex Amiu per cui ha inteso aprire una linea di credito nei confronti dell’amministrazione Bitetti.

Intanto il primo round di questa spinosa vicenda si è consumato nella mattinata di oggi, lunedì 29 dicembre, con la celebrazione del Consiglio comunale convocato in seduta monotematica su una questione, quella di Kyma Ambiente, che con il suo fardello di 45 milioni di euro di buco finanziario, non può essere ulteriormente rinviata. Lo chiedono i cittadini, lo chiede la città. Tutti presenti, dai sindacati di categoria alle associazioni datoriali fino a una nutrita rappresentanza di cittadini che l’emergenza rifiuti la vive sulla propria pelle.

Tra i banchi della giunta, Alfredo Spalluto, presidente di Kyma Ambiente, ostenta sicurezza. Del resto alla guida della municipalizzata che si occupa di igiene pubblica c’è da poco più di quattro mesi. Troppo poco per mettere mano a soluzioni risolutive di un problema che ha radici ben più profonde.

All’approvazione del documento della maggioranza, più che altro un atto di indirizzo politico piuttosto che amministrativo, ha fatto da contraltare la bocciatura (15 i voti contrari) dell’ordine del giorno presentato dai consiglieri di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Con Di Bello-Italia Oltre, Prima Taranto e M5S con i quali si impegnavano il sindaco e la giunta  a definire entro tre mesi il nuovo contratto di servizio coinvolgendo tutte le commissioni consiliari e le rappresentanze datoriali, sindacali e dell'associazionismo, considerata la proroga in scadenza al 31 dicembre 2025; a valorizzare gli asset produttivi; a riprendere senza altro indugio le selezioni per evitare aggravi di spesa del personale; a presentare un piano aggiornato di rientro dell’esposizione debitoria con piani di rateizzazione; a provvedere entro tre mesi a riconvocare un nuovo Consiglio comunale per comprendere lo stato di avanzamento delle questioni poste.

Nulla di tutto questo alla fine si farà. Al contempo, con l’approvazione del Patto di civiltà per Taranto, il Consiglio comunale, riconosce la gestione dei rifiuti quale priorità assoluta per la salute pubblica, il decoro urbano, la qualità della vita e lo sviluppo turistico ed economico della città; prende atto della grave crisi strutturale ed economico-finanziaria del servizio di igiene urbana; ha sottoscritto il conferimento del mandato, come da delibera di Giunta n. 291 del  29.12.2025, a una società specializzata di due diligence per la ricognizione puntuale della situazione debitoria, patrimoniale e gestionale di Kyma Ambiente; ritiene necessario fondare ogni scelta futura su dati certi, verificabili e trasparenti affermando che il risanamento economico-finanziario dell’azienda costituisce condizione preliminare e imprescindibile per la definizione del futuro assetto del servizio e per la stipula di un nuovo contratto di servizio; ritiene indispensabile un patto di corresponsabilità tra istituzioni, azienda pubblica, cittadini, imprese e comunità locali.

Tutto racchiuso in 16 articoli che, comunque, non hanno soddisfatto le opposizioni che, e lo hanno detto chiaramente a più riprese e a più voci durante il dibattito, si attendevano, invece, che l’amministrazione comunale si presentasse in aula con un piano industriale di rilancio della società partecipata, con l’indicazione dell’esatta esposizione debitoria (si parla di 45 milioni di euro ma nessuno al momento è pronto a mettere la mano sul fuoco su questa cifra), con un piano del personale teso a salvaguardare i livelli occupazionali.

Una cosa, però, è certa e lo hanno ribadito sia il sindaco Bitetti che il presidente di Kyma Ambiente, Alfredo Spalluto: tutti gli sforzi sono protesi a mantenere pubblica l’azienda di igiene urbana. Nessuna privatizzazione è all’orizzonte anche se i risultati della due diligence potrebbe far cambiare qualcosa.

 

Il dibattito in Aula

È stato un dibattito spumeggiante, quello svoltosi nell’Aula del Consiglio comunale durante i lavori della seduta monotematica sull’emergenza rifiuti. Sindacati (presenti i rappresentanti di Cgil, Uil, Cisl, Siuls e Faidel) e associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti-CasaImpresa, Casartigiani, Confimprese, Unsic) hanno presentato proposte e contestato scelte, il tutto senza travalicare in accenti da Bar dello Sport.

 

Gianni Cataldino, assessore alle Società partecipate: “Va riportato ordine nei conti”

Nel suo intervento, l’assessore alle Partecipate Gianni Cataldino ha chiarito che «non c’è alcuna volontà di trasferire altrove il problema della gestione dei rifiuti», ribadendo l’obiettivo di mantenere pubblica Kyma Ambiente. Per farlo, ha spiegato, è indispensabile riportare ordine nei conti e rafforzare il controllo analogo dell’amministrazione, oggi molto più stringente rispetto al passato.

Cataldino ha insistito sulla necessità di un’analisi completa della situazione economica dell’azienda, da condividere con tutto il Consiglio comunale per assumere decisioni consapevoli e comuni. Ha riconosciuto responsabilità diffuse nel tempo, ma ha sottolineato che ora occorre concentrarsi sulle soluzioni, non sui colpevoli.

L’assessore ha raccontato di aver incontrato le grandi utenze, stupite dal fatto che si volesse finalmente avviare una vera raccolta differenziata. Oggi quasi tutte si stanno adeguando, mentre con le attività commerciali si procede con un doppio binario: più sanzioni per chi non rispetta le regole e più confronto tramite tavoli con le associazioni di categoria. Anche con i cittadini, ha detto, «serve educazione e adattamento dei sistemi di conferimento alle caratteristiche dei quartieri».

Cataldino ha definito i cassonetti ingegnerizzati un modello fallito, citando casi nazionali come Genova, e ha ricordato che sono in corso le procedure per l’ampliamento dell’impianto di compostaggio e per riattivare le proposte sul termovalorizzatore. Ha affrontato anche il tema interno all’azienda, parlando apertamente di assenteismo e comportamenti non condivisibili che «vanno sanzionati». Ha inoltre ricordato che una delibera del 2024 impedisce nuove assunzioni nelle partecipate in difficoltà finanzierie, a meno che non si decida di modificarla.

In chiusura, ha avvertito che se i problemi non verranno affrontati con decisione, «la volontà di mantenere pubblica l’azienda rischia di essere spazzata via dal mercato». La giunta, ha assicurato, affiderà a breve l’incarico per il piano di risanamento e continuerà a lavorare per contrastare gli abbandoni di rifiuti in città.

 

Lorena Spinali (cda Kyma Ambiente)

A prendere la parola è stata anche Lorena Spinali, componente del CdA di Kyma Ambiente, che ha richiamato con forza il valore della chiarezza: «Trasparenza significa dire le cose come stanno, non deformarle». Un principio che, ha spiegato, guida l’attuale governance nell’affrontare una situazione economica complessa e stratificata negli anni.

Spinali ha rivendicato il lavoro avviato dal CdA per riportare ordine e legalità nella gestione aziendale, un percorso che – ha detto – «valorizza chi lavora e assume decisioni difficili guardando all’interesse della città». Tra gli interventi messi in campo ha citato la riduzione del personale interinale, il contenimento del debito verso il Comune e l’avvio di interlocuzioni per contratti di rete che permettano di condividere servizi e ridurre costi. È stata inoltre avviata una revisione del parco mezzi, con criteri «più stringenti rispetto al passato», e un’attenzione particolare al fenomeno dell’assenteismo, che incide sui costi e sull’efficienza del servizio.

Sul tema della raccolta, Spinali non ha nascosto le criticità ereditate: «Negli anni non è mai stato attuato un serio piano per la differenziata, e oggi la città non è pronta a gestire correttamente lo smaltimento».  Infine, ha definito gli abbandoni di rifiuti un fenomeno «patologico», oltre che un reato, che richiede interventi straordinari di bonifica e non può essere considerato parte del servizio ordinario.

 

Decoro e rifiuti, l’allarme delle imprese: «Paradosso logistico e Tari iniqua»

Nel quadro tracciato dal dossier di Confcommercio emerge, spiegano le associazioni, “un deficit infrastrutturale cronico” che genera un sistema di raccolta “sovraccarico” e un impianto sanzionatorio che finisce per colpire “le imprese sane senza migliorare il decoro”. Tullio Mancino denuncia che Taranto opera “con una pressione sui centri di raccolta del 100% superiore ai comuni virtuosi”, un sistema “saturo” dove “non si può chiedere una svolta ecologica senza fornire i mezzi per conferire correttamente”.

Richiama il “paradosso logistico” per cui “un solo supermercato può saturare un’intera isola ecologica”, mentre il 78% delle imprese subisce conferimenti abusivi nei propri mastelli, restando esposta a sanzioni per rifiuti “che non ha prodotto”. Da qui la richiesta di superare “la logica del verbale” a favore di servizi adeguati, con più centri di raccolta, contenitori anti-intrusione e dispositivi smart.

Su questa linea si inserisce Stefano Castronuovo, che parla di un sistema “iniquo”, dove “si tassa il 100% delle superfici ma il servizio copre meno della metà”, mentre la raccolta delle imprese è “poco monitorata, scarsamente tracciata e non valorizzata”. Denuncia anagrafiche Tari “piene di errori”, con attività cessate ancora a ruolo e superfici non aggiornate, che generano “sfiducia e conflitto”.

Per Castronuovo serve un cambio di passo: estendere il servizio dedicato alle imprese, introdurre tracciabilità dei conferimenti e “bonificare almeno il 10% delle posizioni TARI non corrette”. Perché, conclude, “la differenziata non cresce con le sanzioni, ma quando il sistema è organizzato, equo e coerente con la realtà produttiva”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’Unsic che con Cisberto Zaccheo ha ribadito la necessità di un tavolo permanente congiunto per affrontare le criticità mentre Confimprese ha battuto su tasto della scontistica della Tari per le imprese del settore. Tempestività nell’agire per venire a capo della delicata vertenza è stata chiesta dal rappresentante di Confesercenti-CasaImpresa che ha ribadito, anche, la necessità di responsabilizzare i cittadini.

 

I sindacati chiedono più chiarezza e trasparenza

La politica del personale di Kyma Ambiente? Non chiara. L’impianto di stoccaggio Pasquinelli? Fermo da mesi. Gli asset dell’azienda? Non se ne conosce il destino. Sono questi gli interrogativi posti nel suo intervento in Aula da Cosimo Sardelli, segretario generale della Fp-Cgil. Domande alle quali ha aggiunto quella sul destino dei concorsi, banditi e poi sospesi, relativi all’assunzione di personale da parte di Kyma Ambiente, e dei 25 lavoratori interinali il cui futuro occupazionale si presenta nebuloso.

Richieste analoghe arrivate anche da Carmelo Sasso di Uiltrasporti che ha parlato, visto lo stato dell’arte, di un’azienda, Kyma Ambiente appunto, tecnicamente fallita sottolineando come il ricorso ad una società specializzata cui affidare una due diligence è sintomatico di come l’amministrazione comunale stessa non è in grado di quantificare l’effettiva esposizione debitoria della partecipata di cui è socio unico.

Gianluca Semitaio della Cisl, invece, ha rimarcato l’esigenza di un tavolo permanente di confronto mentre Fiore Petrelli del Siuls ha chiesto più chiarezza sull’intera vicenda e adozione in tempi brevi del nuovo contratto di servizio. Infine Lozupone della Fiadel ha ribadito di sposare in pieno quanto eccepito dai colleghi sindacalisti puntando, però, sul fatto che i primi a dover avere notizie sul futuro dell’azienda e sulla continuità occupazionale sono i lavoratori, gli unici non responsabile dell’emergenza in atto.

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