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C’è un momento, nella vita pubblica di una comunità, in cui la politica smette di essere solo numeri, percentuali, equilibri.

Diventa voce, emozione, responsabilità. È ciò che è accaduto oggi, mercoledì 7 gennaio, nella sede della Corte di Appello di Bari, dove Antonio Decaro è stato proclamato ufficialmente presidente della Regione Puglia. Una cerimonia sobria, ma densa di significato, che ha segnato l’inizio di una nuova stagione politica e, insieme, la chiusura di un ciclo lungo dieci anni.

Decaro ha parlato con tono misurato, ma fermo, quasi volesse restituire ai pugliesi la misura esatta del compito che lo attende. «Finalmente ci siamo», ha esordito. «Ci è voluto un po’ di tempo, lo so. Ma questo tempo mi è servito per studiare, per riflettere. Per prepararmi ancora meglio a un ruolo tanto importante quanto complicato e carico di responsabilità».

Il nuovo presidente ha riconosciuto che la Puglia di oggi non è più quella di dieci anni fa: «La comunità pugliese in questi anni è enormemente cresciuta. E, di pari passo, sono cresciute le sue aspettative». Per questo, ha aggiunto, chi guida la Regione deve essere «all’altezza di queste grandi aspettative, superando timori e timidezze».

Nessun proclama, nessuna promessa facile. «Io non sono abituato a fare proclami o promesse roboanti», ha detto. «Affronterò questa sfida con il coraggio consapevole di chi sa che servire le istituzioni con impegno, dedizione, disciplina e onore è l’unico modo per fare il proprio dovere con coscienza, senza rimpianti né rimorsi».

Decaro ha ringraziato il presidente uscente Michele Emiliano, presente accanto a lui, e chi lo ha preceduto: «Ne raccolgo il testimone con rispetto e gratitudine. Consapevole del grande lavoro che è stato fatto e di quello che ancora c’è da fare».

Poi, un passaggio che ha colpito la platea: «Siamo ancora una terra fragile. Ci sono fragilità fisiche, sociali e umane. Noi guarderemo in faccia queste fragilità, sempre. Proveremo ad affrontarle e a superarle insieme, senza nasconderle, anche a costo di guastare l’immagine di una Puglia perfetta che tutti noi, orgogliosi, anche io, abbiamo raccontato sui social. Perché la storia di un popolo è più importante di una storia Instagram».

Decaro ha voluto chiarire anche il suo approccio al governo: «Non sarò un presidente di parte. Ma non rinuncerò a parteggiare per le idee e i valori in cui credo». E ancora: «Sarò il presidente di tutti, anche di quelli che non mi hanno votato, ma non sarò un presidente per tutto. La Puglia oggi merita il coraggio di saper dire anche No. Saranno dei no difficili, sofferti, impopolari. Ma chi governa pensando solo al consenso del giorno dopo, rinuncia al futuro».

Infine, un impegno personale, quasi un patto: «Sarò il presidente dei pugliesi, prima che della Puglia. Perché cercherò di mettere sempre al primo posto le persone».

E ha concluso con una promessa che suona come un programma di lavoro: «Nei prossimi cinque anni, i miei giorni, le mie ore, i miei minuti saranno dei pugliesi».

 

Il discorso di Emiliano al passaggio di consegne

Accanto a Decaro, visibilmente emozionato, Michele Emiliano ha pronunciato il suo ultimo discorso da presidente della Regione Puglia. Un intervento intenso, personale, quasi confidenziale, rivolto più all’uomo che al politico.

«Guardo la tua famiglia, Antonio», ha detto, «perché tutto quello che hai fatto e che farai sarà sempre sostenuto da chi ti vuole bene e da chi offre tutto di sé senza mai chiedere nulla. Perché questo è un compito difficile». Emiliano ha voluto ringraziare, attraverso la famiglia di Decaro, «i familiari di tutti coloro che servono la Repubblica», ricordando che «servire la Repubblica non è una cosa semplice, è un onore grandissimo, un motivo di felicità, ma tutto questo tempo che trascorriamo a disposizione degli altri viene sottratto a voi».

Poi il passaggio di testimone, carico di stima: «Ad Antonio il mio ringraziamento per tanti anni di lavoro comune, le mie congratulazioni per questa straordinaria vittoria e soprattutto il mio augurio di lavorare sempre serenamente in una Regione meravigliosa, fatta di gente perbene che ti aiuterà e ti sosterrà come ha aiutato i suoi predecessori».

Emiliano ha invitato Decaro a «contare soprattutto sulle persone che sono attorno a noi e ci chiedono solo di fare il nostro dovere nei limiti delle possibilità umane». E ha ribadito la disponibilità sua e della sua squadra a collaborare: «Faremo di tutto perché questa Regione meravigliosa continui il cammino bellissimo che ha iniziato tanti anni fa».

Infine, un ricordo personale legato al luogo della cerimonia: «Quella in cui ci troviamo oggi è un’aula particolare per me. Qui ho giurato sulla Costituzione, qui ho mosso i primi passi nella vita istituzionale. Sono convinto che quest’aula ti porterà ogni bene. In bocca al lupo».

Con queste parole, Michele Emiliano ha chiuso un decennio di governo e ha consegnato simbolicamente la Puglia nelle mani del suo successore. Una pagina si chiude, un’altra si apre. E da oggi, come ha detto Decaro, «si riparte da zero».

 

FdI incalza sulla discontinuità, la Cisl chiede confronto stabile: le prime reazioni all’era Decaro

L’insediamento di Antonio Decaro alla guida della Regione Puglia ha subito acceso il dibattito politico e sindacale. Da un lato, Fratelli d’Italia accoglie il nuovo presidente con un augurio, ma anche con forti riserve. Il gruppo consiliare chiede che Decaro «mantenga le promesse di discontinuità» e critica le indiscrezioni su un possibile ingresso in giunta di Michele Emiliano, definito «un segnale sbagliato» e «una sceneggiata gattopardesca». FdI avverte che vigilerà per evitare «il ritorno del poltronificio» e invita il presidente a concentrarsi su dossier urgenti come sanità, ambiente, trasporti e crisi industriali. «Faremo un’opposizione severa ma leale», assicurano.

Di tono diverso l’intervento della Cisl Puglia, che augura buon lavoro a Decaro ma chiede una «fase nuova» fondata su confronto stabile e partecipazione delle parti sociali. Il segretario Castellucci sottolinea che la Puglia affronta «criticità strutturali» e che servono scelte di lungo periodo su lavoro, industria, agricoltura, turismo e transizioni produttive. Il sindacato insiste su legalità, qualità dell’occupazione, lotta al caporalato e rafforzamento della sanità pubblica, chiedendo «un confronto immediato» su liste d’attesa, personale e non autosufficienza.

Due voci diverse, ma unite dalla stessa richiesta: che la nuova presidenza apra davvero una stagione di cambiamento.

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